L’euforia è stata un palliativo. Astuta mossa da fumo negli occhi. Lafont, Pasalic e Pjaca: doveva essere un trittico in rapida successione, si è trasformato nel solito dilatarsi delle tempistiche. Arrivato il portiere francese, i croati si raffreddano ogni giorno. E se per Pjaca bisogna aspettare l’ultimo fischio finale del Mondiale, Pasalic è invischiato nelle questioni di casa Chelsea. Sebbene questo alibi, dopo due settimane, stenti a trovare concretezza, specialmente per il ruolo marginale del giocatore nelle dinamiche della società inglese, tecnicamente ed economicamente.

L’asse con Naletilic, l’agente dei due croati, non è ancora entrato nel rush finale. La Fiorentina ammette di avere in mano il “sì” dei calciatori: possibile, specialmente per il centrocampista, ma basta un’inerzia per cambiare le carte in tavola. Come, ad esempio, l’inserimento noioso dell’Atalanta, disturbatrice seriale di Corvino. L’arrivo di Pasalic sarebbe un innesto intelligente e proficuo, ormai non in chiave Europa League: l’ipotetico preliminare si avvicina, la Fiorentina vuol chiudere la trattativa entro la fine della settimana ma resterebbero dieci giorni per prepararlo alla sfida. E Dabo, Veretout e Benassi potrebbe essere nuovamente il trio titolare. A due mesi dalla fine del campionato.

Nuova stagione, solito problema: la programmazione che latita, spesso, seppur drogata quest’anno dalle intemperie europee e dalla scarsa vena decisionale - specialmente nelle tempistiche - della burocrazia calcistica e politica. Una situazione dentro alla quale la Fiorentina è diventata vittima, ancor prima che degna approfittatrice. Imponderabile e inaccettabile che la sentenza finale arrivi sette giorni prima del preliminare, così come lo è stata la pantomima legata alla proprietà del Milan. C’è poco da discutere per le irregolarità societarie, delle quale i tifosi sono solamente vittime.