Una stagione da incorniciare”, parole di Andrea Della Valle. Frase da brividi.

Punto primo: fuori dall’Europa, per il secondo anno consecutivo. Certo, tutte le attenuanti del caso: la squadra giovane, il nuovo progetto, praticamente tutta la squadra cambiata. Ma la classifica parla chiaro e, quasi sempre, rispecchia i valori mostrati in campo. Ovvero una squadra attualmente ottava in classifica, che potrebbe terminare anche nona in caso di sconfitta a San Siro e contemporanea vittoria della Sampdoria a Ferrara.

Punto secondo: il cammino in Tim Cup, un obiettivo che la società dovrebbe porsi, vista l’inabilità nel vincere altro, ma che anche quest’anno ha regalato un’eliminazione alla seconda gara.
Punto terzo: i valori in campo sono stati chiari. Alcuni giocatori non meritano la maglia viola. Non meritano proprio la categoria. E la mediocrità, a volte, la fa da padrona. Il rilancio avvenuto dopo la tragedia ha dato una forza che rende difficile la reale stima del valore della rosa. Appunto, una scomparsa che, sicuramente, non rende “da incorniciare” una stagione. Uscita fuori luogo, sicuramente dettata dal parlar di pancia, ampiamente smentita dai fatti: i Della Valle, nella vicenda Astori, si sono dimostrati dei signori.
 
La questione calcistica, però, è un’altra: parlare di “stagione da incorniciare”, a livello societario, è un vero e proprio azzardo. Dopo gli “arcobaleni viola” che Cognigni aveva auspicato per il 2018, ecco un’altra dichiarazione che lascia a desiderare. La gestione delle parole, d’altronde, non è mai stata il punto forte per i marchigiani. Festeggiare per un ottavo posto è problematico, anche e soprattutto in chiave futura. Una frase certamente mal interpretata e troppo fraintendibile, indubbiamente dal senso diverso, come ha chiarito Viale Fanti. Il senso, però, resta quello di essere soliti a discorsi avventati. Andar cauti con l’aggettivazione, talvolta, è saggezza.

Come negli anni ‘70/’80, quando la Fiorentina alternava stagioni positive ad altre negative, ma con una certezza: la bandiera Giancarlo Antognoni, quella che, a detta dei tifosi, valeva il prezzo del biglietto, valeva andare allo stadio anche quando le cose andavano male. Sarà così anche con Chiesa?

Serve una presa di coscienza, smettere di nascondersi dietro a traguardi falliti. Serve dare una vera strada a questo ciclo, pian piano modellato da Pioli e dalla squadra ma che necessita della spinta societaria per fare il grande salto.