Quale deve essere l'obiettivo primario della Fiorentina per la stagione 2011-2012? Non il raggiungimento di un piazzamento dal quarto all'ottavo posto, come dichiarato dal patron Andrea Della Valle circa 45 giorni fa. O meglio, non solo: bisogna tornare a riempire quello che da sempre, negli anni, a prescindere che venissero acquistati Vascotto e Zironelli o Chiesa ed Edmundo, è stato la garanzia che le maglie viola avessero al proprio fianco un alleato in più: lo stadio Artemio Franchi. L'obiettivo di questa società è tornare ad essere simpatica: deve sorridere quando parla, imparare a comunicare, innanzitutto con se stessa - vedi la vicenda della fascia di capitano, e non solo - e poi all'esterno (ma ve lo immaginate l'eccellente Peppe Sapienza, addetto stampa del Milan, che dialoga con i tifosi rossoneri su Facebook?). Ma è soprattutto il campo a decidere. Perché i tifosi viola sono rimasti più innamorati dei quattro mesi scintillanti di Fatih Terim, rispetto allo scudetto sfiorato da Giovanni Trapattoni al suo primo anno da allenatore della Fiorentina? Perché vi sono veri e propri adulatori di Alberto Malesani, che a Firenze non ha vinto niente, e Roberto Mancini, che ha portato a casa una coppa Italia, è visto come la peste dentro le mura cittadine? Non tutti possono essere Cesare Prandelli, calcio e risultati per quattro anni e mezzo, ma questa è la stagione definitiva per capire il valore di Sinisa Mihajlovic.

Dispiace che al tecnico serbo, cui bisogna levare ogni alibi possibile visto che l'anno scorso ci si è attaccato fin troppo - tra infortuni e circostanze esterne, come il caso Mutu -, a tutt'oggi non sia stato fornito ancora un parco giocatori all'altezza delle sue richieste, che passano da una rosa più 'snella' ad elementi con caratteristiche tattiche precise. Questa perdita di tempo ha fatto sì che il fondamentale ritiro di Cortina d'Ampezzo sia diventato quasi inutile dal punto di vista tattico - alla luce della presenza nel gruppo di elementi che sicuramente saranno ceduti, mentre gli arrivi più importanti inizieranno il lavoro serio a San Piero a Sieve - e fallimentare dal punto di vista delle presenze di tifosi. Speriamo almeno che dal punto di vista motivazionale, e soprattutto del feeling fra sé e la squadra, Mihajlovic abbia fatto un buon lavoro. Accolgo con soddisfazione l'arrivo di Munari - io avrei tenuto Donadel, ma posso accontentarmi -, soprattutto sono soddisfatto dell'acquisto di Lazzari, primo raggio di sole da non so quanto tempo. Aquilani è eccellente per le possibilità economiche viola: mi aspetto un vice Gilardino serio - guai a cedere il bomber di Biella, soprattutto in cambio di Cassano - e magari un bel terzino sinistro. Certo, tutti gli acquisti sono in formula low cost, a dimostrazione che la società rimane 'in smobilitazione' e pronta, nel caso, a vendere. Ma tornando al presente, ritengo che ci siano tutti i presupposti per iniziare a pensare positivo, se Mihajlovic finalmente darà un gioco alla sua squadra. E qui il tecnico di Vukovar dovrà iniziare a fare la differenza.

Detto che venerdì scorso, per la seconda volta in otto giorni, non io ma il presidente della Fiorentina Mario Cognigni ha di nuovo messo 'sotto processo' Pantaleo Corvino, definendo ancora una volta i suoi margini di manovra nel club, e ricordandogli che non potrà più fallire nelle sue operazioni di mercato -soprattutto in entrata -, veniamo al maggiore dei fratelli Tod's. Ritengo che la Fiorentina vincente in Italia ed in Europa degli anni passati sia stato merito di due autentici bomber, coadiuvati da un trequartista, allora in ottima forma, come il d.s. di Vernole. Il mio riferimento è a Cesare Prandelli e Diego Della Valle. Quest'ultimo fa bene a chiedere spiegazioni per Calciopoli, sfruttando soprattutto la sua 'attrattività' con i giornali di cui è anche comproprietario. Ma sono due le cose che non mi spiego. La prima è perché lo stesso Diego Della Valle si faccia vivo, attraverso i media, solo quando è toccato in prima persona. Un anno e mezzo fa con la squallida gestione della vicenda Prandelli delegittimò il proprio tecnico, forse anche per invidia nei suoi confronti. Oggi, toccato nel vivo dal processo di Napoli, chiede un tavolo della conciliazione. Ma perché, quando Firenze soffriva e piangeva per le ingiuste penalizzazioni di Calciopoli, non ha fatto niente per sollecitare la tifoseria ad essere al suo fianco? Perché da quando è uscito dal club - continuando in realtà a gestirlo - ha pensato a dividere i cuori viola, denigrando anche chi ha provato a criticarlo? Perché - e veniamo alla mia seconda domanda - non ha mai fatto niente, in termini economici e di solidarietà anche morale, per quei tifosi gigliati che il 17 luglio 2006, spontaneamente e per il solo amore della Fiorentina, hanno 'occupato' i binari di campo di Marte? Perché questo ostracismo verso una città che tanto ha dato ad una famiglia che di amore, nel club, ne ha messo sempre meno negli ultimi anni? L'ho già scritto e lo ripeto, perché lo ritengo fondamentale e di attualità oggi: il vero fallimento della gestione Della Valle non è quello sportivo, ma il fatto di non aver voluto capire Firenze. Un popolo che borbotta, quello gigliato, che si divide anche profondamente, ma che in fondo ama alla follia la sua squadra ed i suoi 'padroni'. Basta che quest'ultimi facciano il bene della cosa viola, e non solo quello personale.