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Il titolo di questo editoriale è un chiaro riferimento a ciò che chiedo all'antivigilia di Juventus-Fiorentina, match che a Firenze non è mai una gara qualsiasi ma la Partita, con la 'p' maiuscola. Me le ricordo tutte le sfide contro i bianconeri, e anche se negli ultimi anni mi sono esaltato ed emozionato più per le vigilie dei match di Champions - ricordo ancora quante notti non ho dormito prima di Bayern-Fiorentina, e soprattutto quante non ho dormito dopo, maledetto Ovrebo -, la sfida contro i 'gobbi' conserva sempre un suo fascino. Chi nasce a Firenze credo riceva dall'ostetrica un'iniezione di Fiorentina che sgorga nelle vene, e gli avvenimenti sia del passato remoto che di quello più recente non hanno fatto che aumentare l'acredine nei confronti del potere del calcio, identificato spesso - fra i supporters gigliati - nel club bianconero.

Tutti i tifosi viola, in particolar modo alla vigilia dei match contro la Juventus che si giocano a Torino, sanno che le speranze di portare a casa il risultato sono sempre poche, perché pur essendo tutti i giocatori gigliati tartassati dalla gente e dalla tifoseria in generale sull'importanza del match contro i bianconeri, purtroppo spesso non basta una grande partita per vincere. E' inutile dire che la casistica di favori delle giacchette nere nei confronti della società presieduta dalla famiglia Agnelli è un libro che andrebbe distribuito in dispense per quanto è grande. Neanche Calciopoli ha scoperchiato quello che a Firenze già in molti non solo sospettavano, ma erano sicuri ci fosse, dietro gran parte dei successi del 'club sabaudo con le striscie bianconere', definizione quest'ultima che il sindaco Matteo Renzi dà della Juventus, pur di non nominarla.

Eppure, nonostante gli arbitri e la forza dei bianconeri (in campo e nelle segrete stanze), i colpi importanti a Torino non sono mancati. Non posso dimenticare quello recente del 2 marzo 2008. Ricordo ancora dov'ero, cioè ad Empoli, a seguire il match degli azzurri contro il Siena, ma soprattutto non posso dimenticare il finale di quella gara che, mentre al 'Castellani' Christian Riganò (fra l'altro un ex viola) raddoppiava e conduceva al successo i bianconeri toscani, dalla radiolina Riccardo Cucchi mi comunicava il 3-2 di Osvaldo. Scene di giubilo in tribuna stampa, da parte mia ma anche di altri colleghi giornalisti, tifosi viola d.o.c. Una gioia che, seppure non eccessiva - stavamo pur sempre lavorando -, fu giudicata fastidiosa da qualche dirigente empolese, che mal digerì (per usare un eufemismo).

In attesa del big match di sabato sera dunque, qualche speranza c'è, soprattutto alla luce della prestazione contro il Milan, che se venisse ripetuta - magari senza sbavature difensive - potrebbe regalare un'altra serata magica. Le difficoltà nel fare la formazione per Mihajlovic sono evidenti, visto che ci sono ancora tante assenze importanti, ma conto proprio sulla famosa carica che può dare il tecnico serbo ai suoi uomini. E poi, come detto, un arbitro equo, che non si faccia condizionare e sappia dimostrarsi all'altezza. Una vittoria contro i bianconeri non 'salverebbe' la stagione, come accadeva negli anni '80 e '90 in cui la Fiorentina vagava spesso a metà classifica, ma potrebbe servire come spinta propulsiva ad un nuovo inizio per l'avventura di Donadel e compagni in campionato.

Chiudo con un doppio suggerimento a Mihajlovic: quando non si spiega del perché i fiorentini ce l'abbiano tanto con la Juventus, si studi un po' di storia, anche recente, del club che allena, prima di dire che un giorno potrebbe guidare i bianconeri in futuro. E dal punto di vista tecnico: Papa Waigo non è un fenomeno, però in quella sfida di 33 mesi fa seppe mandare in delirio una città intera con un gol ed un assist, rivelatosi decisivo. Se il risultato fosse in bilico, a pochi minuti dalla fine, pensi caro Mihajlovic anche al senegalese. Hai visto mai...