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Prima del virus era la Lazio del gioco, ora è la Lazio del cuore. Rimonta contro la Fiorentina, rimonta contro il Torino. Ma se con i viola non era stata una vittoria meritata fino in fondo, stavolta sì, eccome. Ha incassato il gol su rigore dopo 4', da lì ha preso la partita in mano e l’ha lasciata al Toro solo per pochi minuti nel finale. Ha lottato contro la stanchezza, ha voluto in tutti i modi questa vittoria, come sanno fare solo le grandi squadre. E’ ancora in corsa per lo scudetto.

L’ECO VIOLA - Per la Lazio il primo tempo è stata una...controbeffa, una specie di vendetta postdatata della Fiorentina dopo le malefatte dell’arbitro Fabbri all’Olimpico e le conseguenti feroci polemiche in riva all’Arno. I protagonisti degli episodi incriminati di Lazio-Fiorentina lo sono stati, in senso contrario, anche in Torino-Lazio in quei primi 45'. Cominciamo da Parolo: contro i viola doveva prendere il secondo giallo per la trattenuta a Vlahovic e quindi restare fuori in questa partita, che invece ha iniziato commettendo un errore decisivo, una girata di testa nella propria area da cui è nato il rigore. Poi Immobile, l’esecutore del rigore contro la Fiorentina: è stato lui a respingere di mano (vicinissimo) la conclusione di Nkolou, così da provocare un rigore di questa epoca televisiva (in un’epoca puramente calcistica non sarebbe mai stato rigore) e beccare un’ammonizione che, da diffidato, gli farà saltare la partita col Milan. Infine Caicedo, l’uomo del rigorino nel contatto con Dragowski: ha preso un giallo stupido al 28' del primo tempo per una inutile trattenuta a metà campo a Ola Aina e anche lui, diffidato, non giocherà contro il Milan. Pioli, ex viola ed ex laziale, ringrazia di cuore: giocherà contro una squadra senza un centravanti vero. Immobile e Parolo troveranno il pieno riscatto nella ripresa.

GIOCO LAZIO - Belotti ha segnato su rigore dopo 4' il suo terzo gol in tre gare consecutive e da quel momento ha ceduto campo e gioco alla Lazio. Che, se fosse stata la Lazio pre-coronavirus, avrebbe dilagato. Invece la squadra dello squalificato Inzaghi in tutto il primo tempo non è mai stata davvero pericolosa. Non solo, nei primi 20' non ha fatto un solo tiro in porta. Poi c’è stato solo qualche tentativo e una rete di Acerbi segnata in netta posizione di fuorigioco. C’era probabilmente un rigore su Milinkovic per una doppia spinta, una specie di sandwich aereo della coppia Nkolou-Bremer.

RINUNCIA TORO - I granata hanno difeso il gol su rigore per i 44' (recupero compreso) del primo tempo, rinunciando quasi a ripartire e difendendosi con 9 uomini, col 5-4-1, con il solo Belotti al di là della linea della palla e con Verdi a controllare Parolo. Nel finale del primo tempo la linea difensiva del Toro era davvero troppo bassa, nonostante una pressione non incontenibile della Lazio. Ma ai biancocelesti, oltre alle pesanti assenze di Lucas Leiva, Lulic e Luiz Felipe, mancavano pure la qualità di Luis Alberto, di nuovo poco incisivo, e stavolta anche di Milinkovic. Mancavano perfino le stoccate di Immobile, ancora impreciso in area di rigore. Bastava aspettare, però. Da lì a qualche minuto avrebbero preso la Lazio sulle spalle e l’avrebbero trascinata verso un’altra straordinaria rimonta.
 

I RECORD DI CIRO - La Lazio ha iniziato il secondo tempo come aveva concluso il primo, attaccando. E la prima palla di Luis Alberto degna del suo livello e del numero che porta sulle spalle, il 10, è diventata gol. Un filtrante strepitoso, fra Lyanco e Nkoulou (troppo larghi e lo spagnolo se n’era accorto), ha raggiunto Immobile, controllo di destro e diagonale di sinistro di Ciro, uno a uno. Era un gol con molti significati e qualche record: ne ha fatti 96 con Simone Inzaghi, uno in più di quanti ne aveva fatti Filippo Inzaghi con Ancelotti, come non è mai riuscito a nessun altro bomber con un solo allenatore (ma in famiglia Inzaghi saranno felici lo stesso, anzi...); ha eguagliato il suo record personale di 29 gol; si è avvicinato al primato storico della Serie A detenuto da Higuain con 36; ha accorciato su Lewandowski per la Scarpa d’Oro.

CAMBI DECISIVI - Dopo poco meno di un’ora Longo e Farris (in panchina al posto di Inzaghi) hanno rinfrescato le loro squadre. Nel Toro Berenguer e Ansaldi (che sarà decisivo in negativo) per Verdi (opaco) e De Silvestri (stanco), nella Lazio Correa e Lukaku (che sarà decisivo in positivo) per Caicedo (ammonito) e Jony (spesso emarginato). Ma nonostante le sostituzioni, il ritmo non è aumentato, anzi, è calato, la palla non andava da un’area all’altra, vi veniva...trascinata. Solo che la Lazio voleva a tutti i costi la vittoria e continuava ad attaccare con le poche energie a sua disposizione. Erano ammirevoli la sua voglia, la sua caparbietà, il suo carattere. E’ stato Jordan Lukaku a cambiare il corso della gara: ha saltato Ansaldi sullo spunto e ha messo al centro una palla che Milinkovic ha scaraventato verso Sirigu, respinta con i piedi, palla a Parolo altra sventola dal limite, deviazione di Bremer, Lazio in vantaggio. Giusto così.








IL TABELLINO:

Torino-Lazio 1-2 (primo tempo 1-0)


Marcatori: 5’ p.t. Belotti rig. (T), 3’ s.t. Immobile (L), 28’ s.t. Parolo (L)

Assist: 3’ s.t. Luis Alberto (L)

Torino (3-4-2-1): Sirigu; Lyanco, Nkoulou, Bremer (35’ s.t. Millico); De Silvestri (14’ s.t. Ansaldi), Meité, Rincon, Aina (25’ s.t. Edera); Verdi (14’ s.t. Berenguer), Lukic (35’ s.t. Djidji); Belotti. All. Longo

Lazio: Strakosha; Patric (44’ s.t. D. Anderson), Acerbi, Radu; Lazzari (44’ s.t. Bastos), Milinkovic-Savic, Parolo, Luis Alberto, Jony (14’ s.t. Lukaku); Caicedo (14’ s.t. Correa), Immobile. All. Farris. 

Arbitro: Massa di Imperia

Ammoniti: 4’ p.t. Immobile (L), 29’ p.t. Caicedo (L), 45’ p.t. Verdi (T), 29’ s.t. Lukaku (L)