Con l’Ausilio di Piero, il Mancio è riuscito nel suo intento. Sinceramente quando a fine dello scorso campionato aveva detto di volere 8/9 acquisti per far tornare l’Inter nella lotta ai primi posti, non pensavo fosse possibile. Evidentemente l’esperienza in Premier lo ha davvero trasformato in un ottimo manager, permettendogli di convincere in più di un’occasione i nuovi arrivi. E la cosa confortante è che alle spalle di questo gran ribaltone sembra esserci anche una concreta idea di squadra.

Difesa puntellata con Miranda e Murillo – Se il brasiliano sta confermando di poter tranquillamente comandare una difesa degna di tal nome, devo dire che mi sta piacendo molto anche Murillo. Nonostante una serie esagerata di critiche (tra amichevoli estive e prime uscite in campionato ho visto ben poche sufficienze), mi sembra uno tosto fisicamente, con una faccia bella dura. Da difensore insomma. Magari non è uno da fantacalcio (oltre ai voti bassi prevedo una discreta quantità di cartellini), ma in coppia con Miranda non ha nulla a che vedere con Ranocchia/Jesus.

Esterni come se non ci fosse un domani – Telles, D’ambrosio, Santon, Nagatomo, Montoya, Dodò, Di Marco, Jesus (all’occorrenza). Diciamo che non avendo trovato un esterno che convincesse appieno il Mancio, ne abbiamo tenuti in rosa 8. Confidando nella legge dei grandi numeri, qualcuno riuscirà anche a crossare. Di sicuro non ci saranno fraintendimenti di gerarchie. Mi sembra chiaro che si partirà con Telles e Santon titolari, mentre Jesus e D’Ambrosio saranno i primi cambi. Montoya (mistero), Dodò e Nagatomo saranno rimessi sul mercato già a gennaio.

A centrocampo pochi ma muscolosi – Tralasciando il fatto che numericamente ci sono meno centrocampisti (6) che esterni (8), il progetto sembra piuttosto chiaro. Muscoli e gambe per proteggere la difesa ed evitare ai tre giocatori d’attacco di correre 90 minuti. Le cessioni di Kovacic, Shaquiri ed Hernanes non sono servite solamente a riequilibrare (in parte) i milioni spesi, ma soprattutto a liberare il Mancio da chi, in campo, non corre abbastanza. Si è deciso di sacrificare fosforo a centrocampo per velocizzare le giocate là davanti dove, comunque, con Jovetic, Liajic e Perisic la qualità non mancherà del tutto.

In attacco all in su Icardi – Se proprio bisogna trovare una pecca in questa sessione di mercato, è mancato l’acquisto di un’alternativa ad Icardi. Da questo punto di vista Eder sarebbe stato perfetto, ma è pur vero che Palacio, e lo stesso Jovetic possono all’occorrenza fungere da attaccante centrale. In una stagione senza coppe, insomma, si tratta di un problema facilmente risolvibile.

Mi piace questa Inter che sta nascendo, e prometto di avere la pazienza necessaria alla trasformazione di un ottimo gruppo in una vera e propria squadra. Tempo ai ragazzi e fiducia al Mancio!

Bravo Mancio, in campo muscoli e cuore - di fabripoes 

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Darwin Pastorin risponde: 

Bravo Mancio. Così ragiona e spera un buon tifoso. Dell'Inter o di qualsiasi altra squadra. Senza livore, con fiducia. E in effetti la nuova squadra nerazzurra merita di essere presa in seria considerazione. La rivoluzione è stata totale, acquisti e cessioni fino all'ultima ora di mercato: il progetto è quello di cancellare l'amara stagione scorsa e di risalire la corrente, puntando, come minimo, alla Champions League. Adesso tocca a Mancini mettere insieme tutti i tasselli di questo intrigante mosaico. L'inizio è stato positivo: sei punti, due vittorie e Jovetic subito in prima pagina. Non solo luci, certo: ma sulle ombre il tecnico marchigiano sta già lavorando. Conosco Roberto Mancini da molti anni, da quando era un aspirante campione nel Bologna. L'ho visto affermarsi nella Sampdoria, al fianco del suo "gemello" Vialli fino ad arrivare a questo suo tempo, da tanti anni allenatore sulla breccia. Il ritorno in nerazzurro gli ha fatto bene anche sotto il profilo del carattere, meno spigoloso. È consapevole di giocarsi una carta professionale importantissima, ha chiesto tanti giocatori, è stato accontentato. Adesso molto è nella sue mani. Devi metterci esperienza, pazienza e quella fantasia che apparteneva al suo lucente bagaglio di fuoriclasse, di numero 10 tra i migliori del nostro calcio.

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