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Tutti i titoli che riguardano la nuova Juventus che sta nascendo sono dedicati all’infortunato Paul Pogba con le varie ipotesi sul suo rientro, agli altri due grandi acquisti Gleison Bremer e Angel Di Maria e a Filip Kostic che potrebbe raggiungerli nei prossimi giorni. Poco spazio, invece, all’uomo che più di loro potrebbe fare la differenza, perché alla fine sono i goleador che decidono le partite. E allora è giusto sottolineare l’importanza di Dusan Vlahovic, che in questi giorni di calcio mercato e non ancora giocato, almeno a livello ufficiale, ha soltanto il torto di non essere un volto nuovo. In realtà, però, per certi versi, nuovo lo è anche lui, perché quella che sta per incominciare sarà la sua prima stagione intera con la maglia della Juventus. Un vantaggio per lui e per Allegri che non ha bisogno di scoprirlo da vicino, ma al tempo stesso anche una responsabilità per l’attaccante, che avrà tutto il tempo per dimostrare le sue grandi qualità e non potrà accampare alcun alibi se non ci riuscisse.

Arrivato alla Juventus il giorno del suo ventiduesimo compleanno, il 28 gennaio scorso, nella sua prima mezza stagione bianconera ha segnato 7 gol in 15 partite di campionato, che non sono bastati però per rilanciare la squadra di Allegri in zona scudetto. Nessuno può addebitargli colpe per questo, perché la Juventus era partita troppo male per recuperare e poi, anche se può sembrare strano, Vlahovic ha avuto meno palle gol a disposizione che nella Fiorentina, dove fin lì aveva segnato 17 gol per un totale di 24, alla fine soltanto 3 meno del capocannoniere Ciro Immobile. Numeri a parte, Vlahovic ha però dimostrato una qualità importante che non si acquista con il tempo, perché o si ha da ragazzi, o non si ha mai più: e cioè la personalità. Lo dimostra il fatto che appena arrivato alla Juventus non ha avuto paura di indossare la maglia numero 7 lasciata libera da Cristiano Ronaldo all’inizio della stagione.
E il discorso vale anche per quella che sta per incominciare, perché lui che si sente un centravanti vero ha voluto prendere la maglia numero 9, senza il minimo timore di essere paragonato ai grandi del passato. Da vero centravanti e goleador, che gode della stima di Allegri, oggi nella tradizionale partitella in famiglia a Villar Perosa ha l’occasione di firmare il suo primo gol stagionale perché fin qui, anche per colpa della pubalgia, è ancora a quota zero. Nulla di grave, perché quello che più conta è l’intesa che sta crescendo con Di Maria, che sicuramente lo metterà nelle condizioni ideali per fare ancora meglio dell’anno scorso. E fare meglio per lui significa vincere la classifica cannonieri, ma soprattutto contribuire a vincere lo scudetto. Perché è vero che nessuno vince da solo, ma lui ha già dimostrato di assumersi tutte le responsabilità. E chi ha sempre segnato, sia in Nazionale sia nella Fiorentina, non può fermarsi adesso nella Juventus.

Del resto uno che di calcio e di giovani se ne intende, come Corvino, non ebbe alcun dubbio nel 2017 quando lo portò alla Fiorentina e un altro esperto di giovani, come Cesare Prandelli, gli affidò subito una maglia da titolare due stagioni fa quando aveva soltanto vent’anni. Una fiducia ampiamente ricambiata, tanto è vero che la Juventus ha bruciato tutti nel mercato di gennaio, che nel suo caso non è stato di riparazione, bensì di ricostruzione. A questo punto, quindi, tocca a Vlahovic compiere il definitivo salto di qualità, perché tra tanti punti interrogativi lui è una delle poche certezze della Juventus, tanto è vero che si cerca soltanto il suo “vice” per la panchina e non una sua alternativa in campo. Il centravanti c’è già con tanto di targa ufficiale: la numero 9. Ora mancano soltanto i suoi gol. Perché questo può e deve essere il suo anno. L’anno di Vlahovic che tra l’altro ha il vantaggio di essere più giovane di tutti i suoi concorrenti, da Immobile a Giroud, da Lukaku a Lautaro, da Abraham a Osimhen. E quindi riflettori puntati su di lui, il goleador in più della Juventus.