214
Prima di tutto complimenti a Pantaleo Corvino perché è stato lui, quando era d.s. dei viola, a portare Dusan Vlahovic alla Fiorentina. Era l’estate del 2017 e il centravanti serbo aveva soltanto 17 anni. Nessuno in Italia lo conosceva, ma quel ragazzone alto 1,90 aveva già l’etichetta del predestinato. Nato a Belgrado il 28 gennaio 2000, ad appena 15 anni firmò il suo primo contratto da professionista con il Partizan e con la maglia numero 9 debuttò il 21 febbraio 2016 nel campionato serbo, diventando il più giovane esordiente nella storia del club. Due mesi più tardi segnò il suo primo gol, diventando così anche il più giovane marcatore nella storia del Partizan e poi, a fine stagione, fu protagonista con un’altra rete nel successo in coppa di Serbia. Il resto lo conosciamo.

Inizialmente nella “primavera” della Fiorentina, subito capocannoniere nella coppa Italia di categoria e poi il debutto in serie A, il 25 settembre 2018, contro l’Inter. E oggi, dopo essere stato promosso titolare da Cesare Prandelli, alla sua seconda stagione al centro dell’attacco della Fiorentina è il capocannoniere del campionato, con 15 gol, di cui 5 su rigore. Senza dimenticare le sue 14 presenze con 7 gol in nazionale. Numeri che non possono essere casuali, ma non bastano a spiegare il valore di Vlahovic, a parer nostro il miglior attaccante del campionato e soprattutto grande professionista. Malgrado sia in scadenza di contratto, infatti, Vlahovic gioca e segna come se sapesse di rimanere per sempre alla Fiorentina. E in un mondo in cui tutti, o quasi, pensano più al futuro che al presente, l’attaccante serbo rappresenta la classica e felice eccezione.
Basta pensare ai casi analoghi di Insigne e Kessie che non stanno rendendo al cento per cento, evidentemente condizionati più o meno inconsciamente dalle trattative per il rinnovo dei rispettivi contratti. Vlahovic, invece, oltre a segnare come e più di prima gol bellissimi e decisivi, trasforma anche i rigori, senza paura di sbagliare con il rischio conseguente di essere contestato dai tifosi viola. Non a caso dopo quel rigore segnato dal capitano Biraghi, che evidentemente temeva un suo errore proprio a Firenze, sul dischetto è poi tornato sempre Vlahovic e non ha mai sbagliato. Sono tanti i campioni, ma sono pochi i veri professionisti come lui e per questo chi prenderà Vlahovic farà un affare triplo, per il valore del giocatore, del professionista e dell’età, perché con i suoi 22 anni il prossimo 28 gennaio, il centravanti serbo rappresenta un sicuro investimento per il futuro.

Per tutti questi motivi, visto che Vlahovic non era più sorpresa fin dalla stagione scorsa, né tanto meno una scommessa, il Milan ha sbagliato a non prenderlo nell’ultima estate. E’ vero che non partiva gratis come Donnarumma e Calhanoglu, ma invece di spendere pochi milioni di ingaggio, che tutti insieme poi non sono pochi, per i vari Giroud, Florenzi, Ballo-Tourè, Bakayoko, Messias e Pellegri, con uno sforzo si poteva puntare su Vlahovic. Nell’era dei prestiti con diritto di riscatto, come nel caso felice di Tomori, si poteva trovare una soluzione, magari cedendo alla Fiorentina due o tre giocatori a conguaglio in esubero, tipo Conti e Castillejo, o lo stesso Maldini poco utilizzato fin qui. A questo punto, invece, Vlahovic diventa un obiettivo proibito, o quasi, per il Milan. Più facile che vada alla Juventus, o peggio a un club inglese. E a quel punto non soltanto la Fiorentina, il Milan e la Juventus, ma tutto il campionato italiano perderebbero il centravanti del futuro, un mix tra Shevchenko e Batistuta, per velocità e potenza. E soprattutto si perderebbe un signor professionista, un esempio per tutti i giocatori in scadenza di contratto, italiani o stranieri.