Campioni, con pieno merito. Gli Stati Uniti si confermano di un altro pianeta, conquistando il secondo titolo consecutivo, il quarto su otto edizioni. A cadere, nella finale di Lione, un’Olanda mai veramente in partita, schiacciata dal primo all’ultimo minuto da una macchina perfetta, da una delle nazionali più forti di tutti i tempi. Finisce 2-0, grazie ai gol di Rapinoe su rigore e Lavelle, ma senza van Veenendaal sarebbe finita tanto a poco. 
 
MURO VAN VEENENDAAL - La partita la fanno gli Stati Uniti, partono a mille come sempre fatto, con risultati diversi rispetto alle altre sei sfide del suo Mondiale. L’Olanda, Campione d’Europa due anni fa e giustiziere dell’Italia ai quarti, sa il fatto il suo, ha fisico e soprattutto sa stare in campo. Trovare gli spazi per gli States è un’impresa ardua. Nei primi 15 minuti è poco calcio e tanti calci, le Leeuwinnen ruggiscono su ogni pallone e non tirano mai indietro la gamba, talvolta esagerando (al 10’ Spitse si prende un giusto giallo per un intervento in ritardo su Morgan). La prima emozione arriva al 16’ con Lavelle il cui tiro-cross trova l’attenta parata di van Veenendaal. Il copione degli Usa è chiaro, recupero del pallone e verticalizzazione, per Rapinoe (recuperata dal problema muscolare che le ha fatto saltare la semifinale contro l’Inghilterra), Morgan o Heath, la più pericolosa del tridente. Dall’altra parte l’Olanda è attenta e concentrata in fase difensiva, spaesata e poco incisiva a livello offensivo, complice una Martens non al 100% per un infortunio al piede. Un’uscita di piede di Naeher, per anticipare Beerensteyn (28’), è l’unico squillo di un primo tempo anonimo. Ai punti meritano di essere avanti gli Stati Uniti, che dalla mezz’ora in poi mettono all’angolo l’Olanda e la colpiscono ripetutamente. Se le ragazze di Wiegman non cadono al tappetto è merito di van Veenendaal, brava a respingere il tentativo di Ertz (29’), a dire no ai tocchi sottoporta di Mewis e Morgan (entrambi al 38’, nel secondo caso aiutata dal palo), superlativa nel respingere un sinistro dalla distanza ancora dell’ex Lione, ora punta di diamante dell’Orlando Pride. Si va al riposo sullo 0-0 e con un lungo sospiro di sollievo per l’Olanda.
 
TROPPA DIFFERENZA -
L’intervallo non cambia però gli equilibri, al rientro in campo sono sempre gli Stati Uniti a spingere sull’acceleratore. Ci prova subito Ertz di testa (46’, fuori), un minuto dopo è il turno di Rapinoe, sulla quale c’è l’attenta risposta di van Veenendaal. L’Olanda fatica, gli States dominano. E come già accaduto nell’avventura francese si affidano alla donna che sfida Trump (ha già detto che non andrà alla Casa Bianca per festeggiare il titolo mondiale perché in disaccordo con le politiche del suo presidente) per dare una scossa. Al 61’ il Var corregge un errore di Frappart e assegna il penalty per un fallo di van der Gragt su Morgan, dal dischetto Rapinoe lascia immobile van Veenendaal, firmando l'1-0. La reazione orange non c’è, c’è invece il raddoppio made in Usa con Lavelle (69’),  che chiude una grande cavalcata con un sinistro fulminante dal limite. L’Olanda rischia l’imbarcata, van Veenendaal, il miglior portiere del Mondiale per distacco, evita il tris cancellando i sogni di gloria di Heath (71’), Morgan (72’) e Dunn (75'), l'orgoglio olandese si rivede solo nel finale, con le accelerazioni di van de Sanden (perché lasciarla in panchina per 73'?) e una punizione di Spitse che spaventa Naeher. Dettagli, in una partita senza storia. Vincono gli Stati Uniti, i più forti di tutti.