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Si vantava di aver messo su la più grande squadra di calcio della Cina, per compiacere i sogni di gloria sportiva di Xi Jinping. Soprattutto, la storia di Xu Jiayin, il fondatore del colosso immobiliare Evergrande schiacciato dai debiti, è lo specchio della corsa cinese verso la prosperità, cominciata negli Anni 80. La sua ascesa - scrive oggi il Corriere della Sera -  non è diversa da quella di altri capitani d’industria cinesi: sfruttò l’apertura al mercato ordinata da Deng Xiaoping e la possibilità data ad alcuni di «arricchirsi per primi, perché anche arricchirsi è glorioso». Ora vige la nuova parola d’ordine di Xi: «Basta con l’espansione caotica del capitalismo, la Cina ha bisogno di prosperità condivisa».

Nel 1996 l’ingegnere fondò a Guangzhou (Canton) l’azienda di costruzioni Hengda, che presto ribattezzò Evergrande, nome mezzo inglese e mezzo italiano per dire «Grande per sempre». Servivano case per gli operai che affluivano in città dalle campagne, appartamenti per la nuova classe media. L’ex ragazzo di campagna si impose presto come il re dei costruttori di Canton e si meritò anche un nome in cantonese: Hui Ka Yan. Nel 2017, con 47 miliardi di dollari di fortuna personale, il super-palazzinaro fu classificato «uomo più ricco della Cina». Ma sul mercato delle obbligazioni il suo gruppo è diventato sinonimo di eccessivo indebitamento, di quella bolla immobiliare considerata il principale rischio finanziario della Cina.

Xu Jiayin alias Hui Ka Yan è andato avanti per la sua strada di successi ed eccessi. Nel 2010 ha costruito il club calcistico Evergrande Guangzhou, spendendo centinaia di milioni per giocatori e allenatori comprati all’estero (Marcello Lippi lo ha guidato al successo in vari campionati, ora in panchina c’è Fabio Cannavaro). Nel 2014 ha venduto metà squadra a Jack Ma per 200 milioni di dollari. Il fondatore di Alibaba raccontò così l’investimento: «L’altra sera ero un po’ ubriaco, ho incontrato il mio amico Xu Jiayin che mi ha proposto l’affare e gli ho staccato un bell’assegno». Soldi in fumo: la bolla del pallone si è sgonfiata in Cina
Il miliardario rosso ha cominciato a scoprire di avere problemi quando nel 2017 Xi Jinping ha osservato che «la casa serve per viverci, non per speculare». Ora che il castello di carte di Evergrande si è afflosciato, il Partito-Stato manovra per evitare che il crac annunciato contagi l’economia. Ma i sogni di grandezza di Xu sono finiti.

Intanto come scrive Repubblica la squadra, nel disperato bisogno di liquidità ha messo tutti i giocatori nella lista dei trasferimenti: serve cash in cassa. E dopo che il mese scorso gli stipendi non sono arrivati, tante stelle del club con contratti a molti zeri stanno pensando a come andarsene, dalla squadra e dalla China Super League. ​La paura principale per le "tigri biancorosse" è quella di fare la fine ora del Jiangsu, la squadra campione di Cina di proprietà di Zhang Jindong, il patron di Suning. Quattro mesi dopo aver vinto il primo scudetto, a febbraio l'azienda ha chiuso il club, che Zhang si era comprato nel 2015 per 523 milioni di yuan. Dalla sera alla mattina, ha semplicemente smesso di esistere. Non c'erano più soldi.