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In politica, come nel calcio e nello sport in genere, le cose cambiano in maniera repentina: oggi sei leader e acclamato, domani sei esubero e criticato. Succede nel caso di una stagione opaca, di dichiarazioni infelici o semplicemente perché non si è realmente all’altezza. Questo intreccio politico calcistico ha un suo fondamento, ieri alle 15 si chiudevano le urne elettorali che riguardavano il Referendum Costituzionale sul taglio dei parlamentari e in, molte regioni, le amministrative. Neanche 24 ore prima si giocava Juventus-Sampdoria, esordio stagionale dei campioni d’Italia ma soprattutto esordio assoluto in panchina per Andrea Pirlo. Detti così non ci sarebbe alcun nesso tra i due eventi se non quello che, nel calcio come nelle elezioni, alla fine un vincitore c’è sempre. Ma la storia è più profonda. La storia di due (ormai da definirsi ex) outsider, Luca Zaia e Andrea Pirlo. Due personaggi del Nord tipici, di quelli che in quanto ad espressione facciale non è che dicano molto, ma poi fanno parlare i fatti e sciorinano numeri, e alla fine vincono loro.

Luca Zaia, dopo un percorso politico rilevante e con l’apice toccato con l’emergenza Covid e con il (seppur annunciato) trionfo di ieri, si è preso di fatto la guida morale della Lega essendo l’unico superstite leghista a vincere in una regione (le altre due sono di stampo forzista e meloniano) lasciando quindi il “Capitano” Matteo Salvini solo con i suoi comizi, i suoi citofoni ed i suoi caciocavalli sempre in bella mostra sulle sue pagine social e con annessi dubbi, suoi e della sua equipe. Già perché non può né potrà passare inosservato il risultato elettorale sotto i vertici della Lega, la tattica del suddetto citofono ha già esaurito i suoi bonus, come era ampiamente prevedibile, ed anche l’elettore leghista più di pancia, adesso, vuole e cerca certezze e programmazione. Ma soprattutto cerca coerenza, virtù che latita nella figura di Salvini e così presente invece in quella di Zaia che, piaccia o non piaccia, incarna ad oggi alla perfezione la nuova dimensione di cui necessita la Lega che a sua volta, per sopravvivere, dovrà necessariamente tagliare il cordone ombelicale con il (ormai ex?) Capitano ed intraprendere un vero percorso a battuta nazionale (Forza Italia e Fratelli d’Italia insegnano caro Matteo).
Dal Capitano al Comandante il passo è breve, solitamente il primo naviga per mari ed il secondo guida l’esercito sulla terra ferma, ma mai come in queste righe le due figure si avvicinano. Infatti parlando di declino del condottiero di turno vien da sé come Andrea Pirlo abbia già, volendo fare un parallelo, fatto meglio di Zaia poiché il comando è già stato preso, i primi convinti e sentiti consensi già guadagnati ma soprattutto il Comandante Maurizio Sarri già serenamente scalzato e, senza troppi affanni, non fatto rimpiangere. Vuoi per stile, vuoi per personalità o anche solo per una questione di mera immagine, Zaia e Pirlo sono l’altra faccia della medaglia di Salvini e Sarri, a loro volta più “magnaccioni” e meno sofistici, che puntano più all’apparire (non esteticamente, bensì nei rispettivi campi d’azione) che all’essere, che se oggi sto qua dico che la si sta male e viceversa. Insomma “Capitani Coraggiosi” ma poco “Furbi contrabbandieri macedoni”.

Luca Zaia e Andrea Pirlo, quindi. Due uomini così poco diversi e così legati dallo stesso destino obbligante, specie per Zaia, di scrollarsi di dosso l’etichetta “Vorrei ma non posso” per prendere finalmente in mano ciò che, per percorsi di vita o per svolte improvvise, sembra spettare loro di diritto. Intanto la linea è tracciata, Zaia ha superato il suo Capitano, Pirlo ha fatto già dimenticare il nefasto anno con il Comandante. Non resta che aspettare ansiosi l’evolversi delle cose. Vedere se Pirlo manterrà questi standard (lo speriamo per lui, gli vogliamo bene) e se Zaia riuscirà ad imporsi, come il risultato elettorale ha esplicitamente richiesto.