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Stessa storia un anno dopo. Era il 2 novembre 2010 quando Sabatini gettò la spugna. A distanza di 365 giorni ha mollato anche Sogliano, per lo stesso motivo: le pressioni di Zamparini hanno spremuto troppo. Ironizzare ricollegandosi alla festività dei defunti è facile. Sta di fatto che il Palermo diventa tristemente vittima dei suoi corsi e ricorsi storici.

Il primo grosso alterco il 31 agosto, quando Zamparini rimproverò a Sogliano - non certo in toni soft - alcune operazioni nell'ultimo giorno di mercato. Già allora si parlò di dimissioni, ma il caos rientrò dopo attenta riflessione del ds. Domenica scorsa, prima della partita con l'Udinese, un acceso faccia a faccia su questioni di formazione: il presidente non ha gradito l'esclusione di Ilicic, subentrato poi nel secondo tempo. Sogliano, per la prima volta durante la sua gestione, non è andato in panchina al fianco del suo delfino Mangia.

Piccole grandi manifestazioni di come la convivenza tra i due non sia possibile: due galli nel pollaio non possono starci. Le dichiarazioni rese ieri da Zamparini a Radio Radio sono cristalline: 'Abbiamo due caratteri forti, ma io sono il capo e lui è un collaboratore. Se vuole fare il capo ha sbagliato società'. E le poche parole di oggi raccolte da Sky sono il sottofondo dell'insanabilità: 'Con Sogliano eravamo alla frutta', ha affermato il patron.