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di Ivan Zazzaroni
(zazza.blog.deejay.it)

Prima Pato e poi Paolo: da un no improvvisamente pronunciato (il Papero) a un no improvvisamente subìto (Maldini). Un solo bersaglio: Adriano Galliani.

Ho letto l'intervista concessa a G. B. Olivero della Gazzetta dello sport nella quale l'ex capitano del Milan attacca l'ad senza mai pronunciarne il nome: "Berlusconi aveva parlato chiaro" spiega "e anche Barbara aveva fatto il mio nome. La realtà è che non mi è stato proposto nulla". Da Galliani, che da un quarto di secolo è operativamente il Milan. Ancora: "Non avrei la presunzione di insegnare il mestiere a chi è lì da 40 anni o vince da 25 (a Galliani, sempre lui, nda). Io andrei a imparare e a cercare di dare qualcosa". "Non ho altri fini che il bene del Milan e questo magari può essere un problema per qualcuno". Galliani, ma perché? Un attacco duro ma a metà: il coraggio non può essere al 50 per cento.

Ciò che sorprende è il momento, oltre al mezzo: il giornale di Andrea Monti. Un Monti per uno… Mi chiedo: che sia (ri)cominciata la guerra all'Adriano? Parlo dell'uomo che ha reso spesso grande e talvolta anche piccolo il Milan assumendosi però sempre la responsabilità delle brutte figure. In altre parole, coprendo capo e dipendenti. Ricordo quando Berlusconi ricevette Moggi a Palazzo Grazioli e Galliani bevve l'aceto. Siamo tornati a quel punto?

PS. Saluto con la gioia del lettore curioso il ritorno di Roberto Beccantini alla rosea. Welcome… Beck.