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"A Palermo si cambia troppo, la Lazio fa bene a pensare allo scudetto".
Walter Zenga: "Agnelli, non me l'aspettavo. Bravo Garrone su Cassano".
"Sui fuori rosa non sono d'accordo con Campana, intervenga Ulivieri".

Nell'appuntamento settimanale ai microfoni di Calciomercato.com, l'Uomo Ragno difende Mancini e Maicon, esalta Miccoli, parla dell'espulsione di Totti e ricorda l'errore commesso con l'Argentina di Maradona ai Mondiali di Italia '90.

Partiamo dalla polemica Juve-Inter sugli scudetti di Calciopoli.
"Il nome di Agnelli fa sempre un certo effetto, io da avversario ho avuto la fortuna di stringere la mano all'Avvocato. Forse i giocatori bianconeri non meritavano una punizione del genere, ma da Andrea Agnelli non mi aspettavo una mossa del genere. Ormai è un capitolo chiuso che fa parte del passato, piuttosto mi sarei aspettato una frase del tipo: quei due scudetti ce li riprendiamo sul campo".

Intanto i nerazzurri hanno fatto un passo falso in Champions League.
"Non ho visto la partita perché ero in viaggio con la mia squadra (Al-Nassr, ndr). Guardando gli highlights il Tottenham ha giocato meglio ed ha meritato di vincere. Bale è molto bravo, ma non è una scoperta perché lo sapevamo già prima. Non bisogna incolpare Maicon, il concetto riguarda tutta la squadra che deve essere compatta e fare determinati movimenti in suo auto".

Invece Benitez ha criticato proprio l'uno contro uno.
"Io sono contrario alle interviste subito dopo la partita, quando le prime impressioni possono essere diverse dalla realtà e poco serene. In Italia non mi è mai piaciuto il tour de force di oltre un'ora davanti ai microfoni, quelle non sono interviste ma un vero massacro".

Restando oltre Manica, Roberto Mancini non sta attraversando un buon momento al Manchester City.
"Solo qualche settimana fa lo esaltavano per aver battuto il Chelsea di Ancelotti, in fondo ha solo perso una partita. Poi in Inghilterra ingigantiscono sempre tutto, non so se i presunti problemi di spogliatoio siano veri oppure no. Per i giocatori è facile farsi belli quando si vince e scaricare le responsabilità ad altri quando si perde. Va bene che noi allenatori all'estero dobbiamo adattarci a culture diverse, ma è troppo quando sento Tevez lamentarsi per i due allenamenti al giorno. Nella mia carriera io ho sbagliato e ho sempre pagato. Consentitemi però di fare una piccola precisazione: l'errore commesso in Italia-Argentina nel 1990 non ci è costato il Mondiale, ma una semifinale".

Visto che siamo in tema di sbagli, come giudica il caso Cassano?
"Conoscendo Genova e l'ambiente della Samp, non credo che sia possibile ricucire lo strappo. Se è come hanno scritto i giornali, la situazione è grave. Antonio mi sta molto simpatico, ma in questo caso il presidente Garrone ha dato un segnale molto forte a tutto il calcio italiano: ci sono delle regole da rispettare. Non so se ciò potrebbe costargli anche il posto in Nazionale, bisogna chiederlo a Prandelli. Se Cesare ha stilato un nuovo codice etico, deve valere per tutti".

Proprio i 'fuori rosa' rappresentano uno dei punti chiave nella trattativa per il rinnovo del contratto collettivo, con una nuova minaccia di sciopero.
"Quando giocavo ho fatto parte del sindacato, ma l'Aic deve capire che il problema è più ampio di quello che sembra. Per un allenatore che ha una rosa di 30 o più elementi, è umanamente impossibile riuscire a farli lavorare tutti insieme. Io l'ho provato sulla mia pelle a Catania, dove avevo a disposizione un unico campo d'allenamento e vi assicuro che la situazione era ingestibile. Il nostro capo degli allenatori, Ulivieri tace e invece dovrebbe farlo presente a chi di dovere. A sua volta Campana deve capire che i calciatori, come tutti gli altri stipendiati, hanno dei diritti ma pure tanti doveri. Perché non prova lui a far allenare insieme 30 o 40 giocatori? Piuttosto di impuntarmi sulla questione dei fuori rosa, io chiederei più potere decisionale nelle scelte del calendario. Tanto per fare un esempio, sarebbe logico evitare di giocare in notturna d'inverno in città fredde o a mezzogiorno d'estate in città calde. Invece sono completamente d'accordo sulla libertà dei giocatori di rifiutare un trasferimento".

A Palermo si è dimesso il direttore sportivo Sabatini.
"L'anno scorso mi diceva che se avesse potuto si sarebbe dimesso per salvare la mia panchina, invece lo ha fatto solo adesso. Comunque è una questione che non mi riguarda più, ma mi dispiace perché così diventa difficile costruire un progetto. Rispetto all'anno scorso il Palermo ha cambiato tanto, troppo. Non ci sono più diversi giocatori importanti come Kjaer, Cavani, Bresciano e Simplicio. E' vero che sono arrivati Ilicic e Bacinovic, ma i due sloveni non sono utilizzabili in Europa quindi col doppio impegno Delio Rossi finisce per avere dei problemi di numero. Per questo e per stabilizzare la squadra a livello internazionale, io avevo chiesto un altro centrocampista di qualità come Dzemaili. Poi l'Europa League merita un discorso a parte. Qui in Arabia vedo sempre le partite in diretta tv su Al Jazeera e gli stadi sono tutti pieni tranne quelli italiani. I nostri club devono fare una scelta: o considerano l'Europa League una vetrina importante, altrimenti è meglio non parteciparvi. Tornando al Palermo, si sentono le assenze di Liverani e Miccoli. Sono contento che Fabrizio sia vicino al rientro, come me è stato straordinario. L'altra volta ho detto che Pastore si merita il Barcellona, ma il vero fuoriclasse del Palermo è Miccoli, il numero 1 in assoluto".

Superato l'esame Palermo, adesso per la Lazio c'è il derby.
"A Palermo ha giocato una gara attenta. Si dice che fosse più giusto il pareggio, ma in verità conta solo la legge del tabellone: una squadra merita di vincere anche quando fa solo un tiro in porta e il suo portiere effettua diversi interventi decisivi. La Lazio sta molto bene, ha un gruppo forte e compatto. Reja tiene il profilo giusto. Fuori non ne parlano, ma sono convinto che dentro lo spogliatoio pensino allo scudetto e fanno bene. Dall'altra parte c'è una Roma in difficoltà, ma i derby sono strani e può sempre succedere di tutto. Peccato che non ci sarà Totti. La sua espulsione contro il Lecce dimostra che i calciatori, quando sono in campo, pensano solo alla partita che stanno giocando e non alla prossima".