E’ sempre un piacere intervistare Walter Zenga, 58 anni, da quattro giornate allenatore del Venezia. Prima di tutto perchè è sincero, in secondo luogo perché è sorprendente, infine perché conosce i pregiudizi che lo riguardano. “Molti ancora ricordano la lite televisiva con Varriale, oppure mi considerano strano perché vivo a Dubai. Ma io dico che se uno, da calciatore, ha giocato 473 partite ufficiali con l’Inter, non può essere uno scanzonato. E’ dal 2002 che vado in giro per il mondo ad allenare, eppure il mio nome è sempre abbinato ad un’alea particolare”.

Fammi un esempio.
“Qualche settimana fa, in una trasmissione televisiva, hanno chiesto ad un mio giocatore come mi sono presentato nello spogliatoio del Venezia. E, in sottofondo, si è sentita una voce che ha detto: "Ridendo”.

Il tuo calciatore come ha replicato?
“Ha raccontato la verità, dicendo che invece ho portato una serietà pazzesca”.

Dopo Catania, Palermo, Sampdoria e Crotone, sei alla prima esperienza in Serie B.
“Non ho ancora capito la categoria e quando dico così qualcuno pensa che io spari cazzate. Invece è la pura verità. Credo possa essere anche un vantaggio, ma so di dovermi confrontare con allenatori che hanno un’esperienza eccezionale. Parlo di Colantuono alla Salernitana, Foscarini che adesso è al Padova, Stellone e Grosso che guidano Palermo e Verona, due corazzate. Fino a qualche giorno fa Mandorlini, che è un amico e un grande tecnico, era alla Cremonese. Ora è arrivato Rastelli. Domenica andiamo a Cittadella, contro una squadra che è a grandi livelli da anni, hanno una società modello e un allenatore come Venturato che è un po’ il Ferguson della Serie B. Per noi, dopo due vittorie e due pareggi, sarà la prova del 9”.

Alcuni colleghi che ti vogliono bene si chiedono: Walter non ha forse avuto troppa fretta ad accettare Venezia? In Serie A in questa settimana è saltato anche Andreazzoli all’Empoli. Più avanti altri cambieranno.
“Si poteva aspettare, ma io sono convinto che quando ti viene offerta un’opportunità vada sempre valutata. Perché è un’occasione. Quando il presidente Tacopina mi ha chiamato, io non ho esitato un attimo. Gli ho detto: prendo un aereo e vengo a parlare con lei”.

Tutto giusto, ma il Venezia è in Serie B.
“Quando ti cercano, la categoria non sempre fa la differenza. Prendo ad esempio Marco Giampaolo. Ad un certo punto della sua carriera ha accettato di andare a Cremona, in Lega Pro, ha fatto sei mesi alla grande e poi è stato chiamato all’Empoli. Io dico che qualsiasi opportunità è una grande opportunità. Solo vivere a Venezia è già una gratificazione”.

Stai in centro storico?
“Sì, io non ho fatto come gli altri che hanno preso casa a Mestre. Così posso vivere una città straordinaria in maniera totale. Sono così, faccio tutto al 200 per cento. Era lo stesso a Crotone, un’esperienza indimenticabile”.

Con un finale amaro.
“Io sono pragmatico e rispetto quello che è il risultato sul campo. E’ scritto che sono retrocesso e da lì non voglio scappare”.

Però.
“Però abbiamo fatto sei mesi eccezionali e un girone di ritorno in cui abbiamo totalizzato venti punti  con una differenza reti di meno due”.

Siete retrocessi anche perché nelle ultime partite tutte le concorrenti dirette vincevano.
“Quello era il calendario. E’ chiaro che se nel finale ti capita di affrontare squadre che stanno tra l’ottavo e il quattordicesimo posto, è più facile giocarsela. Comunque l’ho detto e lo ripeto: non cerco scuse”.

Perché non sei rimasto a Crotone?
“Perché ero deluso, demotivato. Ma non certo dalla società che mi è stata sempre vicino, quanto dall’esito del campionato. Per paradosso avrei preferito fare peggio e non essere in corsa per la salvezza fino all’ultimo. Me ne sarei fatto una ragione”.
Ma a Crotone ti hanno chiesto di continuare.
“Sono stati tutti fantastici con me, ma avevano bisogno di un allenatore che non fosse svuotato, come lo ero allora. Ho staccato per sei mesi e adesso mi sento di nuovo pronto”.

Quale obiettivo ti è stato posto da Tacopina?
“Quello di tirarsi fuori dalla zona retrocessione il prima possibile, ritrovare la fiducia e avere la convinzione di potersela giocare in qualsiasi partita”.

Cosa deve saper fare un bravo allenatore?
“Creare una grande sintonia non solo con lo spogliatoio, ma con tutto l’ambiente e saper gestire i momenti negativi e positivi con equilibrio”

Qual è il sistema di gioco che prediligi?
“Io ho una mia idea: non contano tanto i sistemi, ma i princìpi di gioco. Va da sè che attuare una buona fase difensiva è più difficile che realizzare quella offensiva. Nella prima devi coinvolgere tutta la squadra. Nel secondo caso tre o quattro giocatori”.

Comunque tu giochi con la difesa a quattro.
“Sì, difesa a quattro anche se sono partito dalla difesa a tre perché voglio che ciascuno sappia accettare l’uno contro uno”.

Posso scrivere che prevalentemente ti schieri con il 4-3-3?
“E’ un sistema che ti dà tanti vantaggi: copri bene il campo, hai compattezza di squadra. Ma io mi diverto anche a cambiare”.

Come?
“Inverto il triangolo di centrocampo”.

Ti dispiace se alla fine ricordo che lo Zenga allenatore ha vinto non poco?
“Prego”.

Un campionato di Serie A in Romania, uno in Serbia più la coppa nazionale.
“Se mi permetti vorrei aggiungere anche due qualificazioni alla Champions asiatica con una squadra di Dubai che aveva budget zero”.

Ultimissima: un pensiero per Ferrero presidente della Sampdoria.
“Mi fa piacere che qualche volta dica che fu un errore esonerarmi. Eravamo tra il nono e il decimo posto, potevamo arrivare ottavi e Eder era capocannoniere. Però io non ho rimpianti e, te l’ho già detto, non dò mai la colpa a nessuno”.

Quanto dura il tuo contratto al Venezia?
“Non lo so e non mi interessa. Se mi chiedi come va oggi ti dico: sto bene qui, sono contentissimo della squadra e della società. Al presidente ho detto: me la gioco. Questa è la mia vita”.