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Erano quattro anni che la Nazionale italiana Under 17 non raggiungeva la fase finale del Campionato Europeo di categoria, quando con gli Azzurrini giocava un certo Stephan El Shaarawy. L’impresa firmata dal gruppo guidata da mister Daniele Zoratto è grande, se si considera che nella Fase Elite di qualificazione, l’ultimo ostacolo tra noi e il torneo che si disputerà in Slovacchia dal 5 al 17 maggio (e che garantisce ben sei posti per il Mondiale di ottobre), è stata battuta l’Olanda, formazione vincitrice nelle ultime due edizioni. Calciomercato.com ha intervistato in esclusiva il ct dell’Under 17 per sottolineare il grande obiettivo raggiunto dalla sua squadra e per farci segnalare i volti più interessanti in prospettiva.

Mister, innanzitutto complimenti per la qualificazione alla fase finale dell’Europeo? Quando è stato difficile arrivare a un obiettivo così prestigioso?
“Eravamo inseriti in un girone molto complicato con Norvegia, Olanda e Irlanda del Nord, ma i ragazzi hanno fatto qualcosa di straordinario. Vincere il girone con 3 punti di vantaggio sugli scandinavi e 5 sui vincitori degli ultimi due tornei è possibile solo se si ha a disposizione un collettivo di grande qualità”.

Lei ha ricevuto l’incarico di guidare l’Under 17 la scorsa estate. Qual è stata la chiave per ottenere questi risultati?
“Il pregio principale dei calciatori con cui sto lavorando è che non si abbattono mai, hanno una forza morale davvero incredibile. Anche nelle situazioni più complicate, questa squadra ha dimostrato di potersela giocare con chiunque, pur avendo qualcosa in meno dal punto di vista qualitativo rispetto alle nazionali che hanno fatto bene negli ultimi anni”.

Quali sono gli insegnamenti principali che ha trasmesso ai suoi ragazzi da quando ha iniziato a lavorare con loro?
“La tecnica e la tattica, così come la preparazione atletica, sono aspetti importanti per prepararli al meglio per andare in campo, ma ciò su cui premo maggiormente sono l’educazione e i comportamenti. Oltre all’impegno da mettere in ogni allenamento, ovviamente”.

In questo è certamente aiutato dal grande lavoro che sta facendo la Federazione anche con le altre selezioni giovanili e in particolare da quello del coordinatore tecnico Arrigo Sacchi, un uomo che ha messo la sua conoscenza a disposizione dei più giovani e di voi allenatori…
“Non posso che spendere belle parole per quanto stanno facendo Sacchi e il suo vice Viscidi, due punti di riferimento assoluti nel settore. Parliamo di due persone che sanno di calcio, che hanno dato una nuova dimensione internazionale al nostro lavoro e che hanno portato un metodo di allenamento univoco per tutte le formazioni che farà sì che il patrimonio messo a disposizione dei nostri calciatori non vada disperso”.

Nello specifico, quali sono gli aspetti di questa nuova pianificazione del lavoro che l’hanno colpita maggiormente?
“Certamente la possibilità di operare in modo sinergico e di avere mensilmente riunioni con i miei colleghi, tra cui lo stesso Cesare Prandelli,  che si è dimostrato molto attento a quello che facciamo. Questi incontri ci servono per confrontarci e per mettere a punto le strategie più adatte per migliorare ulteriormente”.

Torniamo al campo. In attesa che si completi il quadro delle squadre qualificate alla fase finale dell’Europeo, quali sono gli obiettivi dell’Italia e quali gli avversari da temere maggiormente?
“Per quanto concerne gli avversari, sono rimasto sorpreso dalle eliminazioni di Inghilterra, Spagna e Francia. Ci sarà la Germania, che ha disputato le ultime due finali, ma chi ci sarà in Slovacchia andrà tenuto in considerazione perché il livello in Europa è molto alto. Sulle nostre possibilità ribadisco che la mia squadra non ha paura di nessuno e pensa di potersela giocare con tutti. Il primo traguardo da raggiungere è un pass per il Mondiale di categoria, poi si vedrà”.

Chiudiamo venendo ai singoli. Sono diversi gli elementi che hanno mostrato qualità interessanti durante il percorso di qualificazione. Se la sente, mister, di segnalarci qualche giocatore che l’ha impressionata in maniera particolare?
Dovrei fare più di un nome, ma il portiere Simone Scuffet (di proprietà dell’Udinese) e l’attaccante Alberto Cerri (del Parma) hanno qualcosa in più a livello fisico e tecnico per essere dei classe 1996. Non penso che sia un caso se le rispettive squadre di appartenenza li facciano allenare insieme al gruppo della formazione A”.