Bella e affascinante. Ma soprattutto una top player nel suo lavoro. Akemi Higuashi è la tatuatrice preferita dei calciatori brasiliani. Ha lavorato per Ronaldo, Pato, Adriano, Deco e molti altri. Li ha visti sotto una luce sicuramente diversa, potendo cogliere delle sfaccettature che non possono essere percepite da chi non entra in stretto contatto con questi campioni. In esclusiva per calciomercato.com, Akemi racconta il suo lavoro e svela qualche aneddoto legato proprio a questi grandi campioni. 

Per prima cosa, perché sei diventata tatuatrice? 
"Ho iniziato questo mestiere a 24 anni. Mi piaceva disegnare e dipingere. Ero incinta e alla ricerca di una nuova avventura. Da lì ho comprato i materiali base e ho iniziato a tatuare in casa i miei amici".

Sei la preferita degli sportivi. C’è differenza tra tatuare loro e la gente comune? 
"Di solito non distinguo le persone per la classe sociale o finanziaria. Ma è sempre interessante conoscere qualcuno con una particolare abilità, specialmente se sportiva, perché io amo gli sport e sono molto interessata alla gente che si allena e al come lo faccia. O al come vivano questo tipo di vita, seguano una dieta o diversi campi di formazione. Potrei facilmente essere un medico sportivo, una nutrizionista o fisioterapista".

Quale è stato il tatuaggio più difficile che hai fatto? 
"Non c’è qualcosa che possa considerare molto complicato. Anche se alcuni tipi di tatuaggi, come quelli tribali e di geometria, molto popolari in questo momento, possono essere valutati come più laboriosi da eseguire".

Hai tatuato Ronaldo, Deco, Pato, Adriano. In generale come si comportano i giocatori quando lavori su di loro?
"Tutti gli atleti sono coraggiosi, ma contrariamente a quanto pensa la gente sono più sensibili al dolore delle persone comuni per molte ragioni. Specialmente perché sono sempre soggetti a lesioni e trattamenti e l’intolleranza aumenta il dolore". 

E come si sono comportati gli sportivi con te? Sono stati simpatici? 
"I calciatori sono persone molto amichevoli e di solito provengono da famiglie semplici. Per cui sono alla mano e tranquilli. A differenza invece degli attori e dei musicisti che stanno sulle loro per tutto il tempo, gli atleti sono molto spontanei. Devo dire di essere diventata amica di molti di loro e che mi ci trovo a mio agio, perché provengo da una famiglia umile e perché sono anche io un’atleta".

E che aneddoti ti legano ai grandi campioni?
"Tutti i giocatori hanno una storia fantastica. Di vita. Ricca di sfaccettature e curiosità. Il lavoro su Ronaldo è con certezza quello che mi sento di raccontare. Ha coperto le iniziali sul polso della sua precedente relazione per rispetto alla sua nuova innamorata Celine. Ecco perché sconsiglio di marchiarsi con le iniziali di fidanzati o mariti. Per Ronaldo però si trattava di una persona che voleva sentirsi sulla pelle. Una cosa comune quindi. Per questo credo sia la prova della sua umanità e semplicità".  

E su Adriano cosa racconti?
"L’Imperatore farà un tatuaggio con la frase, che tutti i brasiliani idolatrano, detta da lui: "Deus perdoe essas pessoas ruins – Che Dio perdoni queste persone cattive".

Quale è il tatuaggio, realizzato sulla tua pelle, che ti rende più fiera? 
"Apprezzo il lavoro di tutti i tatuatori miei amici. Se hanno lavorato su di me è perché sono bravi nel loro mestiere. Poi posso citarti Chris Garver di Miami Ink".

Segui il calcio come tutti in Brasile?
"A dire il vero no. Non ci capisco niente. Forse è anche per questo che mi viene semplice approcciarmi con i grandi campioni, o perché la mia famiglia è di origini giapponesi e non abbiamo una tradizione di calcio. Però posso dire che i miei figli sono tifosi del Corinthians".

Chi ti piacerebbe tatuare?
"Neymar o Messi. Quando sono stata a Barcellona ho percepito come i catalani siano fanatici della propria squadra. Adesso il brasiliano è andato a Parigi, però a me farebbe sempre piacere tatuare lì a Barcellona".