Ridimensionata ben oltre il risultato (3-2, 3-0 fino al 90’), la Juve adesso è a quattro punti dal Napoli e anche il tifoso più ottimista si domanda se, dopo aver sfiorato il triplete l’anno scorso, questa sia - o possa essere - una stagione da zero titoli.

La squadra ha il miglior attacco del campionato (37 reti fatte), ma anche la difesa peggiore (14 reti subite) se consideriamo il Napoli, l’Inter e la Roma, cioé le squadre che lotteranno per lo scudetto. Quella giallorossa la può anche superare in classifica: Di Francesco e compagni devono recuperare proprio con la Sampdoria, però il risultato, a questo punto, non è scontato. E’ un fatto, comunque, che quando la Juve affronta una squadra medio-grande (Lazio in casa, Samp fuori) perde punti e fiducia. Nell’ultimo turno prima della nefasta sosta per la Nazionale, allo Stadium e contro il derelitto Benevento (ancora a quota zero), è stata sotto per un tempo e poi ha rimontato a fatica. 

Allegri ha la lingua lunga e va a briglia sciolta (sabato ha detto che rimarrà per tanto tempo alla Juve), ma forse farebbe meglio a fare qualche risultato migliore di questi se non vuole che Marotta gli ribadisca, come ha fatto in settimana, che la Juve senza scudetto equivale ad un fallimento. Probabilmente l’amministratore delegato sa già che in Champions i suoi bianconeri faranno poca strada (mercoledì, tra l’altro, arriva il Barcellona dal quale la Juve è stata bastonata all’andata), quindi avvisa il capitano che la nave imbarca troppa acqua. Relativamente a Genova la metafora è calzante. Subire tre gol in 34 minuti - tutti nella ripresa - è da squadra che non sa difendersi né di reparto, né attuare una fase di non possesso adeguata. Il primo imputato, in questo senso, è Mario Mandzukic, letteralmente un uomo in meno nella formazione di Allegri che, tuttavia, si ostina a schierarlo (e a mantenerlo in campo) quasi ne avesse soggezione fisica. Il croato segna poco (uno mancato anche a Genova) e, rispetto all’anno scorso, non difende per nulla. Quando partecipa alla manovra è per sbagliare il passaggio, perdere palla o fare qualche fallo. Per far posto a Douglas Costa - finalmente positivo e in campo a diciotto minuti dalla fine - sarebbe dovuto uscire lui e non Cuadrado. Anche se a quel punto (sotto di due reti), la partita era quasi irrecuperabile.

L’insistenza su e per Mandzukic non è l’unica falla dell’allenatore. Avere schierato Bernardeschi - questa volta al posto di Dybala - è l’altro azzardo che non ha pagato. E’ vero che l’ex viola, dopo due minuti, ha fornito un pallone vincente ad Higuain che l’ha messo a lato. Ma è altrettanto vero che l’assist per Zapata (!) gliel’ha fatto proprio lui, Bernardeschi, con una palla svirgolata in area. Ora, il ragazzo non è un difensore, ma vederlo compiere un gesto così goffo e scriteriato produce sorrisi amari (tranne a Firenze dove se la ridono). Se doveva essere il vice-Dybala e, soprattutto se è stato pagato quaranta milioni (proprio così), avrebbe dovuto offrire ben altro rendimento. Probabile che anche gli “infallibili” Marotta e Paratici abbiano speso troppo e male.

La Sampdoria ha vinto con merito, ma nel primo tempo non ha mai tirato in porta. Al contrario si è difesa con ordine, tenendo strettissime le linee di centrocampo e retroguardia. Tuttavia la Juve ha avuto un paio di occasioni per passare. Più clamorosa di quella di Higuain, al 2’, è stata l’opportunità prodotta da un’azione (32’) tra Khedira, Higuain e Cuadrado. Il colombiano, defilatissimo a destra, anziché rimettere al centro o sul secondo palo, ha provato la botta fortissima di esterno destro. La palla, diretta in porta, è stata deviata in angolo (non dato) da un colpo di natica di Viviano.

Tuttavia la Samp è entrata meglio in partita nella ripresa e, dopo il gol di Zapata (7’: dormono sia Lichtsteiner che Szczesny), ha sfiorato il raddoppio ancora con Zapata (11’, salvataggio di Szczesny in uscita) su assist di Quagliarella. L’ultima occasione per artigliare il pareggio e, da quel momento, giocare per vincere, la Juve l’ha avuta al 25’, quando Higuain ha gestito male un contropiede 3 contro 1, servendo Cuadrado troppo tardi e troppo male. 
   
Un minuti dopo Torreira, contrastato da nessuno, ha trovato di destro del 2-0 dal limite dell’area. Nove minuti ancora e Ferrari, su assist di Quagliarella, ha sigillato il successo (errore di Khedira che si ferma a protestare), anche se il punteggio ha subìto uno scossone al 45’ (rigore di Higuain, per fallo di Strinic su Douglas Costa) e al 49’ (sinistro di Dybala, dopo suggerimento di Douglas Costa e conversione interna). Ovviamente non c’era più tempo e la Juve - dopo che sull’argomento si sono scritti fiumi di parole - si interroga solo ora sulle proprie fragilità. Forse era il caso di ascoltare chi da mesi le aveva viste e raccontate, senza indicarlo come fosse un nemico della real casa e della real causa.