Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, è tornato a parlare e lo ha fatto in un'intervista a Calcio e Finanza in cui ha parlato del suo rapporto con la società, rintuzzando l'accusa di essere troppo aziendalista. "In passato, quando mi sono state annunciate cessioni importanti, pesanti nella gestione del gruppo, sono sempre stato realista ma mai pessimista. Io credo che la nostra capacità debba essere soprattutto quello di far emergere la parte buona nella negatività. Per questo ho sempre lavorato in base ai piani della società pur mettendo di fronte la proprietà alla realtà tecnica di un gruppo che anche in base alle loro scelte può perseguire, centrare o fallire, determinati risultati". 

Parole che, lette in prospettiva futura, rappresentano un segnale in vista dei possibili addii, con destinazione Premier League, di Dani Alves e uno tra Alex Sandro e Leonardo Bonucci, i calciatori più chiaccherati sul fronte cessioni. Sempre sul ruolo dell'allenatore moderno, Allegri ha aggiunto: "Oggi in Italia si è creata quasi una fobia per cui un allenatore è il responsabile tecnico ma non deve essere un manager, ma da persona che collabora con la società pone le base per successi e quindi deve conoscere le strategie economiche della società e gli obiettivi. Operativamente ci può essere un lavoro quotidiano ma comunque sempre di stretta collaborazione per confrontarsi capire le esigenze della società. A volte ci si sente anche cinque volte al giorno, ciò che considero più importante è che il confronto sia continuo sia per fare valutazioni tecniche che per capire le esigenze della squadra e della società".