C'è un momento ben preciso in cui Marco Asensio si conquista l'affetto di tutto il madridismo: il giorno della sua presentazione ufficiale come giocatore del Real Madrid (agosto 2016), quando, al fianco di Florentino Perez, con la sua nuova maglia numero 20 in mano scoppia in lacrime. Sono lacrime di gioia, che ricordano la madre, scomparsa qualche anno prima, e la sensazione di essere dove si è sempre voluto stare. La sensazione di essere ormai un calciatore vero, un calciatore del Real Madrid. Nelle lacrime di Asensio ci sono anche le parole del padre, che quando Marco aveva 10 anni, in un incontro con Florentino Perez (in quel momento non presidente), gli avrebbe detto: "Scusi signor Perez, questo è mio figlio Marco e un giorno giocherà nel Real Madrid".

IL PRESTITO - In realtà i Blancos lo avevano comprato qualche tempo prima, nel dicembre 2014, quando ancora giocava nel Mallorca, squadra della città dove è nato. Allora Asensio aveva solo 18 anni, giocava nella Segunda Divison (la Serie B spagnola) e incantava già tutti, tanto da essere stato paragonato a Messi per un gol dopo un'azione solitaria. Il Real lo nota e decide di prenderlo, spendendo 3,9 milioni per lui. 

La bontà dell'acquisto del Real Madrid viene confermata durante l'estate, quando Asensio vince, da miglior giocatore, l'Europeo Under 19. Benitez, allenatore del Real, lo vuole con sè, non per la squadra B, ma con i titolari. Durante la preparazione estiva il ragazzo gioca qualche spezzone di partita, facendo intravvedere le sue grandi qualità. Non è facile però imporsi in una squadra dove gente come Isco e James Rodriguez giocano solo scampoli di partita; Asensio va quindi in prestito, all'Espanyol. Nella barcellona bianco-azzurra Marco sboccia del tutto, giocando sia da esterno che da trequartista nel 4-2-3-1. Chiude la stagione con 34 presenze e 4 gol, è il terzo giocatore per passaggi realizzati e vince anche il premio di giocatore rivelazione della Liga. Asensio dimostra di non essere un giocatore dal talento fine a se stesso, ma di saperlo mettere al servizio della squadra: ha la personalità per agire da vero e proprio playmaker offensivo, abbassandosi per ricevere palla sia nella propria metà campo che tra le linee avversarie. 

IL RITORNO - Dopo una stagione del genere, che viene anche premiata dalla prima convocazione della nazionale maggiore, con benedizione di Del Bosque che lo identifica come il miglior talento spagnolo, il Real lo riporta a casa. Con Zidane inizialmente parte dietro a tutti nelle gerarchie, tanto che nelle amichevoli non gli viene neanche assegnato un numero ufficiale. Come se fosse un canterano qualsiasi. Asensio però va veloce, riesce a saltare sempre l'uomo nell'1 contro 1 e ha un mancino che canta. Zidane se ne accorge soprattutto nella Supercoppa Europea contro il Siviglia, quando all'esordio in una partita ufficiale con le Merengues Asensio segna un gol bellissimo: un tocco d'esterno e la palla è sotto il sette. 

Da lì in avanti è un crescendo continuo che lo porta a guadagnarsi sempre più minuti, con il popolo blancos che lo applaude rumorosamente perché in quelle lacrime il giorno della presentazione si sono rivisti tutti loro, Asensio ha realizzato il sogno di tutti i bambini che crescono non solo a Madrid, non solo in Spagna, ma nel mondo. Una crescita continua che lo ha portato a segnare nella prima finale di Champions in carriera e a diventare il leader tecnico della Spagna Under 21. Talento tra i talenti. Lo ha già dimostrato ieri, nella partita inaugurale del torneo, con una tripletta impressionante alla Macedonia. Tre gol, uno più bello dell'altro. Di tecnica pura (il primo), di rapidità nello stretto (il secondo) e in progressione, forza fisica e qualità (il terzo). Vincere l'Europeo per ritornare a Madrid con la consapevolezza di non essere più solo un progetto, ma una bellissima realtà.

E se il Real Madrid forse non si è lacerato le vesti all'idea che Cristiano Ronaldo possa lasciare è perché, oltre alla montagna di soldi che arriverebbe, è conscia che in rosa ci sono profili come Marco Asensio, talento assoluto pronto a prendersi, anche fra meno tempo di quanto di possa pensare, una delle eredità più pesanti della storia del calcio. 

@MattSerra5