«Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri», canta Jovanotti e cantano i 3500 giovanotti che, in pullman o in charter, hanno accompagnato l’Atalanta all’illustre pareggio contro il Lione. Perché, bisogna dire la verità, nello spettacolare e austero Parc Olympique Lyonnais, questa Europa ci stava un po’sfuggendo di mano, anzi, di piede. Forti loro, piccoli noi, nonostante sia stato poi davvero il più piccolo dei nostri, il folletto Papu Gomez, a regalarci il punto che ci proietta alle stelle. E ancora una volta è nella ripresa che la Dea si è ripresa il suo pezzo d’Europa. «Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri»: stelle europee che, in una notte magica, esaudiscono il desiderio impossibile di non uscirne sconfitti. Anche se non è la notte di San Lorenzo.

RIPRESA IN RIPRESA- La ripresa la nostra chiave vincente, perché è nei secondi 45’ di gioco che le scelte di Gasperini ribaltano la gara e gli 11 in campo iniziano a lottare per davvero. Il Gasp il primo tempo non lo sopporta e a rimanere all’interno del rettangolo designato ai mister non ce la fa proprio. Il cronometro in tasca segna lo scorrere dei minuti e, come ultimamente spesso capita, soffre da subito insieme ai titolari in campo. Non abbiamo indovinato la partita, siamo troppo timidi e i bianchi ce la fanno vedere davvero nera. Un miracolo chiamato Berisha ci risparmia di finire sotto molto prima del loro primo gol, a ridosso del duplice fischio che chiama il break. Gasperini osserva la partita, perché sa che poi negli spogliatoi si fanno i conti e si costruisce la svolta: capisce subito che qualcosa non va e ieri di tessere senza incastro ce ne sono state parecchie. Cristante inesistente, Hateboer che non segna sul più bello, Gomez e Petagna che non accedono e accendono l’area piccola. La cosa che meglio va tra tutte è Berisha e significa che di pallonate, come quella di Diaza, ne stiamo subendo parecchie. La svolta arriva solo nella ripresa e la partita, ancora una volta, la cambiano i cambi: dentro un Castagne che ci salverà da Tetè, fuori un Cristante non pervenuto; poi dentro Ilicic, fuori Petagna: non al posto di Cornelius che ci sbilancerebbe troppo, ma di uno sloveno che alza il baricentro. Ilicic dà una spinta notevole, oltre che grande qualità e il centrocampo si riprende subito: ne risente in positivo anche la difesa, con Caldara che si guadagna la punizione della sterzata.

RE SOLE- Il Luigi XIV di questa serata, colui che espande il suo dominio, si fa conoscere al mondo (e a Fekir) ed estende la sua influenza in Europa, è un argentino di nome Papu Gomez. Ancora una volta è suo il guizzo nella ripresa che sorprende i nemici sul campo di battaglia. Non contiene più Teté come nel primo tempo, non è più costretto ad arretrare. E soprattutto, dopo falli e sorpassi avversari, nella ripresa al Papu scatta qualcosa che cambia le sue prestazioni. Una pausa salvifica quella dei 15’concessi dall’arbitro tra un tempo e l’altro che evidentemente Gomez sa come sfruttare. Rientra in campo, avanza, fa male e punisce i tifosi del Lione che vedono la loro barriera aprirsi per fare posto ad un pareggio inaspettato. Ancora una volta, è Gomez a portare il sole all’Atalanta tra le stelle europee.

RE LIONE- Un pareggio comunque meritato, perché è l’Atalanta il Lione della serata. Anzi, il titolo di Re Lione va a Etrit Berisha: perché i leoni non cacciano, sono le leonesse a farlo, i re della foresta difendono. E ieri l’Atalanta ha osservato, ha difeso, ha protetto. Berisha, senza paura, con costanza e caparbietà, ci ha salvato da tutto. Accompagnato dall’ingresso in campo di un rinnovato mordente, sfociato dopo 45’ di sofferenza e 15’ di esame di coscienza. Perché l’Atalanta, l’Europa se la sta riprendendo dopo 26 anni, e ancora ha troppo da dare per rimanere a guardare le big del suo girone che, viste dall’alto, tanto big non lo sono poi così tanto. Le avversarie sono quindi avvisate: attente alla ripresa. Dell’Atalanta e dei suoi secondi tempi.