C'è una volta il Frasquito, quello che scardinava difese e apriva cuori. Uno scricciolo di genio, talento compresso, un Messi all'ombra delle Orobie. Emozionava, solleticava, pure segnava. C'era una volta, appunto: usiamo il passato, perché ultimamente sembra latitare. L'appannamento recente della Dea passa anche da qui, dall'eclissi momentanea di quel Fiaschetto che un tempo ubriacava le difese e faceva ubriacare di gioia i tifosi. Le ombre viste contro il Cagliari sono il replay delle domeniche in calo disseminate nelle ultime uscite. 

Eppure si pensava che questo potesse essere l'anno della definitiva esplosione di Maxi Moralez. Sì, già l'hanno scorso aveva saputo incantare, buttarla dentro (sei reti, un bottino di tutto rispetto), per poi perdersi a tratti, ma sembravano solo lievi sbandamenti in un cammino già tracciato: un anno di apprendistato, dal bilancio positivo, per poi deflagrare alla sua seconda stagione italica. Ma non è andata proprio così. Certamente sprazzi di quel talento si sono rivisti anche quest'anno: come contro l'Inter, quando pure la luna del cielo di Bergamo lo applaudiva. Ora ne risente la squadra, ne risente German Denis, compagno d'asado e d'attacco.

Già, l'attacco, un reparto che un stenta. Si segna poco, urgono nuove soluzioni. La medicina sembra un po' stagionata, ma spesso il rimedio della nonna è quello più efficace. E' tornato Igor Budan, altro panzer da posizionare sulla prima linea, un nome a mo' di urlo da guerra per scardinare le difese. Arriva con la voglia di rilanciarsi, con una maglia che si sente fortemente addosso. Un volto da amarcord, una soluzione per la fame di gol: a cominciare dalla sfida al Diavolo, un colpaccio d'autore per tornare sulla strada giusta.