Lo ammetto, ho sempre odiato i gol illusori. Quando dalla Curva partiva un entusiasmo incontenibile che mano a mano avvolgeva tutti i settori. L’allenatore invadeva il campo, il goleador correva sotto la Nord. Saltavi, gridavi, abbracciavi i tuoi compagni di gradinata. Fino a quando non ti accorgevi che uno di loro aveva lo sguardo atterrito. Si era appena accorto che l’arbitro aveva annullato il gol. 

GOL ANNULLATO -  Ecco, quello era il momento peggiore. Molto meglio non segnare del tutto che centrare la rete e vedersela annullare. Una delusione come poche altre. Per questo, dopo un gol dell’Atalanta, ho sempre aspettato ad esultare. Mi dava fastidio perdere i primi due secondi di gioia in attesa che l’uomo dalla casacca gialla indicasse il centro del campo. Ma l’ho fatto, per salvaguardarmi dalle delusioni. Giusto due secondi, non di più. Ma attendere dei minuti che una macchina proponga la sua replica no, è un’altra cosa. E non l’accetto. 

TIFO BLOCCATO - Perché in due secondi deve esaurirsi la verifica, non l’esultanza. Se avessimo fatto così ieri, se avessimo aspettato le proteste, la presa di visione, la decisione, ecco, allora avremmo esultato quando l’emozione era passata, quando la sfera era ormai a centrocampo e l’arbitro fischiava per riprendere il gioco. Il tempo dell’esultanza, se avessimo atteso la Var, si sarebbe esaurito in quei due secondi, quando tutti i giocatori erano disposti immobili in campo e noi seduti sul seggiolino perché l’azione stava per ripartire e avremmo tolto la visuale, quando lo speaker ormai aveva spento il microfono e non c’era più tempo per le punte di raggiungere la Nord. Quando, insomma, non avrebbe avuto più senso. Ma quell’esultanza che ci ha impossessati ieri, rapiti dai movimenti di un Cornelius indemoniato che da tanto aspettavamo, quell’esultanza che si è impadronita di noi quando il nostro capitano ha sbloccato Petagna dopo mesi di astinenza, è una gioia che non può né deve essere trattenuta. Una gioia spontanea e irrazionale che è reato bloccare. Ancor più di un gol non valido. Non possono bastare le proteste degli avversari, perché quelle ci saranno sempre. E se alla fine ci avessero detto che per un millimetro il gol non era valido? Come lo spiegava il Video Assistant Referee ai ragazzi della Curva che avevano già acceso i fumogeni? Come lo spiegava a chi incappucciato sorrideva pur prendendo l’acqua e che l’azione non poteva rivederla? 

“UN CALCIO ALLA VAR” - Perché poi, una volta riconvalidato, la gioia non è più quella di prima. Si è spenta indissolubilmente nei primi secondi, quelli spontanei: la seconda esultanza ha più la forma della rivalsa. Ma in un calcio già pieno di spintoni, di falli, di proteste, di moviole, di gioco fermo per ammonizioni ed espulsioni, è giusto che adesso anche il tifo sia sottoposto a un pit stop forzato? Non è più il gioco dinamico, fluido, combattivo di cui ci eravamo innamorarti. Ormai è tutto fermo, statico. Con l’Inter sei minuti interminabili per decretare un rigore, e persino il giudice Var si è rivelato inutile. Alla fine ha avuto ragione l’arbitro, come ieri Manganiello in entrambe le occasioni. Ma in mezzo si è perso tempo ed emozione. Già ci sono e ci saranno, come ieri, vittorie sofferte, non soffriamo anche quando esultiamo. Non togliamo al calcio la sua emozione più grande. Non permettiamo che la paura di esultare prenda il sopravvento su quel «Cornelius» urlato per tre volte con le mani al cielo.