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  • Athletic Bilbao, più che un club: la rivincita dell'uomo che ha detto no all'Inter

    Athletic Bilbao, più che un club: la rivincita dell'uomo che ha detto no all'Inter

    Non è il Theatre of Dreams, ma fa lo stesso sognare. Una settimana dopo aver espugnato l'Old Trafford l'Athletic Bilbao ospita il Manchester United al San Mamés, per continuare  l'avventura in Europa League. La banda di Ferguson ha visto e vinto su tutti i campi d'Europa, ma questa sera, quando entrerà nella tana dei baschi non potrà non sentire un brivido. Lo stadio dell'Athletic, costruito su un terreno che ospitava un chiesa  dedicata al santo Mamés (un cristiano gettato dai romani in pasto ai leoni, ma che le bestie intimorite si rifiutarono di mangiare), è comunamente chiamato La Catedral, un luogo dove sacro e profano si abbracciano per novanta minuti.  Esclusi gli Herri Norte, gruppo ultrà poco gradito, al San Mamés non esiste tifo organizzato, i supporters seguono la partita seduti, in pieno stile anglosassone, ma non fanno mancare il loro sostegno  nei momenti caldi del match. Uno stadio epico, per un club unico.

    L'Athletic Bilbao, abusando del motto catalano tanto caro al Barcellona, è infatti mes que un club, più di un club. Rispetto ai blaugrana, ha una storia meno vincente (in bacheca ci sono 8 campionati e 23 coppe nazionali), ma ne condivide una struttura ad azionariato popolare, l'antimadridismo, politico e calcistico, e l'esaltazione della cantera, in contapposizione  alla cartera del Real. La Masia basca si chiama Lezama, dal  quale dal 1971 sono passati quasi tutti i giocatori della storia del club, che si basa sul concetto chiaro di autarchia. Può vestire la maglia dell'Athletic (pronunciato alla spagnola, non all'inglese) solo chi è nato nella comunità di Euskal Herria, una delle sette provincie dei Paesi Baschi, i "non baschi" che da piccoli hanno cominciato a giocare a calcio nelle giovanili di una squadra basca e i figli di baschi nati all’estero.
     
    Se nel 2008 l’Athletic si è arreso per ragioni prettamente economiche allo sponsor sulla maglia, "macchiandola" con la compagnia di raffinazione petrolifera basca Petronor, non è disposto ad andare oltre al suo credo in termine di scelta dei giocatori. Nella storia nessun giocatore "non basco" è  mai stato tesserato e sarà così anche in futuro. L'unico "straniero" ben accetto è l'allenatore, l'ultimo, Marcelo Bielsa, l'uomo che in estate ha detto no all'Inter, sta riportando l'Athletic nell'elite del calcio spagnolo ed europeo. L'ex allenatore di Argentina e Cile, è soprannominato el Loco, il pazzo, e non è molto difficile capire perchè. Leggende narrano che custodisca un campo di calcio di misura regolamentare nella sua casa di campagna di Rosario, sul quale in piena notte dispone moglie, giardiniere e cuoco che, armati di pazienza, sottostanno ai suoi esperimenti tattici. 
     
    Loco e mudo, muto, Bielsa alle interviste preferisce far parlare il campo. Il suo Athletic gioca un calcio totale, dove tutti possono giocare ovunque. Un 3-3-1-3 ultraoffensivo,  con un'età media di 23 anni, nel quale non mancano le stelle: la punta Llorente, l'esterno offensivo Muniain, il difensore centrale San José e i centrocampisti e de Marcos e Javi Martinez. Tra i grandi  giocatori del passato c'è chi ha giocato gratis per amore e attaccamento alla maglia: è il caso di Joseba Etxeberria, centrocampista offensivo stimato in tutta Spagna, nella  stagione 2009-2010, la quindicesima con il club basco, non ha ricevuto nemmeno un euro. Benvenuti nel mondo Athletic.

     

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