Bastonate ovunque e contro chiunque. Dopo la bruciante sconfitta di mercoledì scorso a Cagliari, stavolta il Benevento si becca cinque schiaffoni a domicilio da una Lazio sempre più lanciata verso le posizioni di vertice del campionato e vede allontanarsi ulteriormente la zona salvezza, ora distante otto punti. Sconfitta preventivabile, già annunciata per molti e probabilmente anche per i protagonisti giallorossi, visto e considerato che gli stessi non hanno nemmeno provato a opporre resistenza, proprio perché evidentemente rassegnati a subire l'ennesimo ko stagionale.

Eppure, stando almeno alle parole, la disillusione, la rassegnazione non ha pervaso questa squadra. Tutti, infatti, giurano di avere una gran voglia di ritrovarsi, di provare sempre e comunque a rastrellare punti, anche quando non c'è lo straccio di un aiuto, di un appoggio, di un elemento che vada a proprio favore. Anche quando tutto sembra animarsi contro i giallorossi. A parole, appunto. Perché poi, al riscontro dei fatti, accade l'esatto contrario: ossia che le dichiarazioni e i buoni propositi di presidente, allenatori (nuovi e vecchi) e calciatori svaniscono quando si tratta di scendere in campo. Lì, puntualmente, riaffiorano i limiti tecnici e caratteriali che mandano all'aria ogni buona intenzione, rimandando alla successiva partita la tanto reclamizzata svolta.

Nonostante tutto, nonostante una squadra alla deriva, i record negativi eguagliati e una casella dei punti sempre vuota, c'è chi prova comunque a infondere fiducia. “Ci salveremo” continua a giurare il presidente Vigorito. “Tutti pensano che la salvezza sia impossibile, io invece credo sia alla nostra portata: non siamo una squadra da ultimo posto” gli fa eco il neo tecnico De Zerbi. Un modo come un altro per tenere sempre accesa la fiammella della speranza: ma quando si passerà dalle parole ai fatti?