Vedere le immagini di Colombia-Perù, con la mano dei giocatori a coprire la bocca che già assapora la torta – o il biscotto, a seconda della provenienza regionale dell’appassionato di calcio – fa male al cuore. Immediatamente lo sdegno italiano riporta alla memoria Svezia-Danimarca e finge di dimenticare altri biscottoni italiani, come ad esempio quello con il Camerun, nel Mondiale vinto nel 1982 in Spagna, quando agli africani bastò tornare a casa imbattuti, prima squadra africana a riuscire nell’impresa, mentre a noi serviva un pareggio per qualificarci al triangolare del secondo turno. Fu 1-1: che tristezza… ma poi si parlò solo di Pablito, di Mundial e delle mani di Zoff francobollate sulla Coppa. 

Io ho assistito a numerosi match paradossali, grotteschi, al limite del ridicolo: il più allucinante riguarda un episodio che risale al 2009. Il calcio brasiliano come sapete poggia su meccanismi molto complessi: c’è il campionato confederale, che riunisce in Serie A, Serie B e Serie C tutte le squadre più quotate del paese che è in realtà una Confederazione di Stati. Ogni Stato poi ha il suo campionato e la sua coppa che hanno un peso specifico significativo a seconda dell’importanza dello stato stesso. Si va dal Campeonato Paulista per lo stato di San Paulo, al Carioca per quello di Rio, al Riograndense per quello del Rio Grande do Sul, al Bahiano per Bahia e via così: gli stati brasiliani in tutto sono 26.  Le squadre che possono essere considerate professionistiche in Brasile sulla base dei Campeonatos Estaduais sono quasi tremila. Altro che Aristoteles! I giocatori brasiliani sono un esercito e la maggior parte di loro è destinata a restare semisconosciuta agli occhi del mondo: circa seicento sono i brasiliani che vivacchiano tra Sud Est Asiatico e Medio Oriente, un’infinità di più sono quelli che resteranno per tutta la vita famosi nella loro cittadina, al massimo nel loro Stato di appartenenza. 

Scommettiamo…? Scommettiamo che alcuni Stati brasiliani non li avete mai nemmeno sentiti nominare? Alagoas, Parà, Piauì, Tocatins, Roraima… ne ho elencati alcuni a caso tra estremo nord e profondo sud.  Lo Stato di Maranhao, nel lato nord-orientale del triangolo brasiliano, è sconosciuto ai più. Capitale São Luis… una città meravigliosa, famosa per le sue abitazioni storiche rivestite di maiolica: un capolavoro, un vero gioiello. Ma in Italia non la conosce nessuno, anche se ha dato i natali a Lulù Oliveira. Ricordate? Cagliari, Fiorentina, Bologna, Catania… Brasiliano di nascita, belga di passaporto e italiano di adozione: non è più andato via. Va beh… Il Campeonato Maranhense è stato il teatro di quella che è stata probabilmente la torta più goffa, grottesca e clamorosa di tutti i tempi. Campionato 2009, ultimo turno della seconda divisione: il 15 ottobre si affrontano nell’ultimo turno della stagione valido per la promozione al massimo campionato (un torneo da dieci squadre) Viana e Chapadinha. Il meccanismo del torneo è molto complesso… Basti sapere che l’incontro è decisivo soprattutto per i padroni di casa: devono vincere e con un largo margine perché la formula della fase finale, un playoff con girone all’italiana di quattro squadre, li vede in affanno rispetto al Moto Club che ha una differenza reti migliore e in più largheggia già nel primo tempo contro il Santa Quiteria, già promosso dopo la prima fase finale del torneo. Si arriva all’80’ con il Moto Club che vince 5-1 e ha una differenza reti attiva. Il Viana ha 6 punti come il Moto Club ma rispetto agli avversari il saldo reti è peggiore… 

Tutto sembra destinato a restare com’è salvo che… all’80’ esatto l’attaccante del Viana si avvicina al portiere avversario e gli dice qualcosa, cosa non si sa: il portiere del Chapadinha risponde con un pollice alto e invita i suoi giocatori ad andare in alto. Rinvio… palla agli avversari e gol: 3-0. 

Non basta… Calcio di ripresa del gioco: palla persa, contropiede e gol, 4-0. E così via. Nove gol in nove minuti: una roba mai vista, difensori colti da paralisi sulla propria tre quarti, terzini che passano letteralmente la palla agli attaccanti avversari mentre lo stadio festeggia un gol dopo l’altro. I giocatori del Viana esultano troppo tra un gol e l’altro, la panchina li richiama in campo perché non si sa cosa possa accadere sull’altro campo se la voce della rimonta arrivasse alle orecchie del Moto Club. Devono continuare a segnare e mettere al sicuro il risultato. 

Diciamo che esagerano con lo zucchero. Per essere sicuri di non sbagliare i conti il Chapadinha prende undici gol: la partita finisce in un farsesco 11-0 che vede il Viana promosso in massima divisione e il Moto Club inutilmente aggrappato a tribunali locali, federali, sportivi e ordinari per annullare l’esito del campionato. Inutilmente… Se si va a cercare tra gli atti di giustizia sportiva si parla di squalifica, di punizione esemplare nei confronti dei responsabili di un vile atto che ha danneggiato l’immagine del Brasile. Ma nella realtà delle cose il Viana l’anno successivo giocherà in Serie A, senza alcuna conseguenza né penalizzazione. La cosa buffa è che agli atti della Federaçao Maranhense quella partita risulta ancora sub-judice, come la promozione del Viana.  Al Moto Club l’unica consolazione, l’anno successivo, di andare in massima divisione senza bisogno di spareggi, da primo classificato mentre il Viana viene di nuovo retrocesso con soli otto punti e una vittoria in Serie B.