Boicottaggio Europei, il precedente di Lazio-Barça

13 giugno alle 12:07

 

 
 
Il tormentone di Euro 2012: boicottare l’Ucraina liberticida di Viktor Janoukovic. Un ingombrante nodo da sciogliere, nel caso in cui l’Italia dovesse superare la fase a gironi. Perché il campo del Donbas Arena di Donetsk o lo Stadio Olimpico di Kiev (già Stadio della Repubblica di Stalin) attenderebbero gli azzurri di Prandelli nei quarti di finale dell’europeo. Così il Ministro dello Sport Piero Gnudi (quello del temporaneo colpo di spugna su Calcio Gomorra nell’intervallo RAI di Italia-Spagna) già si interroga sul futuro, pensando di imitare Francia e Inghilterra nel boicottaggio istituzionale dei match in casa di Shevchenco.
 
La querelle non è nuova (Olimpiadi di Montreal 1976 e Mosca 1980) e, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultima. Semmai, atipica è la soluzione escogitata: giocare comunque a calcio come se nulla fosse, in assenza di rappresentanti di Stato e Governo sugli spalti. In pratica, Giorgio Napolitano (contrariamente a quanto visto pure negli spogliatoi di Danzica) non dovrebbe sedere sulle tribune degli stadi ucraini. Se vogliamo, un rimedio simile alla finale di Coppa Davis di tennis del 1976, quando Adriano Panatta (in simbolica opposizione alla dittatura di Pinochet) si presentò a Santiago del Cile in maglia rossa anziché azzurra come Barazzutti. 
 
Diversamente andò però nel 1975 alla Lazio di Lenzini: per boicottare il Barcellona d’era franchista, si mosse addirittura il Ministero dell’Interno, spingendo i biancocelesti alla sconfitta a tavolino contro i blaugrana di Cruyff, con conseguente eliminazione dalla Coppa Uefa (proprio quella che oggi, con Platini al comando, organizza gli Europei nell’Ucraina che processa gli oppositori politici, multa fino a 22mila euro chi manifesta contro il Governo Putin e uccide migliaia di cani randagi in forni crematori ambulanti). 
 
E pensare che mentre Umberto Lenzini veniva schiacciato da un potere molto più forte della sua piccola e politicamente minuta Lazio (già costretta, senza appello, a saltare la Coppa dei Campioni nel 1974), l’allora Presidente FIGC Artemio Franchi se ne stava in tribuna in Russia (oggi Ucraina), tra le gradinate dello Stadio Centrale di Kiev (già Stalin, oggi Olimpico) per festeggiare la vittoria della Dinamo Kiev di Valerij Lobanovs’kyj nella finale di Supercoppa Europea UEFA.

(IL FATTO QUOTIDIANO.it)
Maurizio Martucci

Commenta

Grazie per averci inviato il tuo commento. E' stato ricevuto e verrà valutato. Se sarà ritenuto pubblicabile sarà online a breve. Il sistema non accetta pubblicazioni ripetute dello stesso commento, ti chiediamo quindi di evitare di inviarlo nuovamente.
Accedi o registrati per poter commentare questo articolo.

o
Ogni opinione espressa in questi commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname collegato alla sua registrazione e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L'utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Calcioinfinito srl manlevata e indenne da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.