Il countdown del terrore, a Casteldebole, è già partito da qualche tempo, più o meno da quando il presidente rossoblù Albano Guaraldi – due giorni dopo aver garantito ai capi della tifoseria che avrebbe pagato tutto – non ha trovato in tempo i soldi per pagare l’Irpef del trimestre gennaio-marzo causando così con certezza un punto di penalità nella prossima stagione. Lì il Bologna, dopo la vergognosa retrocessione, ha annunciato a tutto il mondo del calcio di essere ufficialmente un club in sofferenza finanziaria, entrando a far parte di quel gruppo di squadre che in questi anni ha visto appiopparsi una penalizzazione per ritardo nei pagamenti di stipendi o contributi. Un’onta già vissuta nell’epoca di Sergio Porcedda, quando i punti di penalità furono tre e si andò a pochi minuti dal fallimento: era dicembre 2010, da allora quella società ne ha passate di ogni ma ha anche vissuto di rendita sui giocatori lasciati in eredità dal sardo, trovandosi ora di nuovo a un passo dal crac dopo anni di imbarazzante gestione.

Le onte si vanno sommando una dopo l’altra: dalle bugie presidenziali a ripetizione, con tanto di note ufficiali sul sito poi puntualmente smentite dai fatti, ai tantissimi errori comunicativi partoriti durante gli ultimi mesi, dalla scelta di collaboratori quantomeno particolari alle tante sconfitte maturate sul campo in una disgraziata annata sportiva conclusasi con una strameritata retrocessione. Dulcis in fundo, la società si è ovviamente ben guardata dall’organizzare un evento in ricordo dei 50 anni dall’ultimo scudetto, nel corso di una settimana di celebrazioni che hanno animato la città di Bologna. Il tutto mentre si completava il dissesto economico del club, che non è riuscito a pagare la rata Irpef di gennaio-marzo nonostante i 6,9 milioni incassati a febbraio dalla cessione di Alessandro Diamanti e che come previsto ha avuto grandi difficoltà a farsi scontare i 12,5 milioni del paracadute, ben diversi dai 30 che Sky dava con la certezza della permanenza in serie A.

Ora restano meno di venti giorni di tempo per evitare l’ultima onta, quella con la O maiuscola perché è quella che farebbe scomparire dal calcio che conta: la mancata iscrizione al campionato di serie B. Mancano circa 7 milioni di euro all’appello per saldare le pendenze ed iscriversi senza che la Covisoc si metta di traverso e servono entro fine mese: questa la condizione per evitare al glorioso Bologna un’altra figuraccia, proprio nell’anno del cinquantennale dall’ultimo scudetto, che in questo caso sarebbe però un vero e proprio dramma sportivo. La compagine societaria attuale deve assolutamente iscrivere la squadra, lo deve a una città a cui ha riservato amarezze e rarissime gioie, a cui ha gradualmente tolto la voglia di calcio fino allo sfacelo dell’ultima stagione. Tiri fuori i soldi, Guaraldi, e magari ne tirino fuori anche i suoi soci – specialmente quelli a lui più vicini – lasciando sul piatto i denari che la loro stessa mala gestione ha bruciato: in ballo c’è la vita del club, che non merita un ulteriore sputo su una storia ultracentenaria.