Spesso le buone intenzioni e i propositi illuminati finiscono per abortire a causa dell'insipienza o dell’umana indifferenza. Il "caso" piuttosto singolare delle ragazze del Brescia Calcio Femminile è emblematico rispetto a un mondo, maschilista e anche un poco machista, il quale malgrado le dichiarazioni ufficiali puntualmente rilasciate da chi lo governa non riesce proprio a mutare rotta dal punto di vista intellettuale e pratico.

La notizia secondo la quale le calciatrici del Brescia non potranno giocare gli ottavi di finale della Champions contro le colleghe del Montpellier allo stadio "Rigamonti", ma dovranno migrare a Lumezzane perchè come sostiene la dirigenza della società maschile altrimenti "rovinerebbero il terreno di gioco", lascia  perplessi se non addirittura sbigottiti. Una decisione che, tra l'altro, contrasta in maniera clamorosa non solo con il trend europeo in atto nel pallone dell’altra metà del cielo sempre più frequentato e considerato, ma anche con i progetti indicati verbalmente da coloro i quali dicono di battersi per la "pari dignità" di genere nello specifico del gioco.

Il responsabile di questa bizzarra scelta negazionista è Massimo Cellino. Uno fra gli ultimi presidenti di calcio "border line" per comportamenti individuali e per gestione delle sue aziende sportive, dal Cagliari al Leeds e ora da poco più di tre mesi al Brescia, ma comunque accattivante e simpatico anche per le sue esternazioni talvolta estemporanee e persino "rivoluzionarie". Cellino, marito di una donna isolana della buona società e padre di tre figli, è come si dice un bell'uomo il quale non ha mai nascosto le sue umane passioni come amante del calcio, della musica e delle donne. A  Miami, dove è residente con la famiglia, spesso si esibisce come cantante rock accompagnandosi con la chitarra elettrica. Pare che le fans non manchino al presidente.

Ora, ciò che Cellino ha fatto nei confronti delle ragazze bresciane e anche un poco alla sua "nuova città" che è stata cancellata come sede della Champions contrasta in maniera clamorosa con lo spirito un poco "beat" dello stesso presidente e anche con le supposte ragioni di opportunità ambientale visto che, per giocare al "Rigamonti" il Brescia Calcio femminile ha sempre pagato 20mila euro per le spese di affitto. In ogni caso da parte di Cellino un atteggiamento oscurantista e sessista che non gli fa onore e che dà ragione ad Asia Argento la quale ha annunciato di voler lasciare definitivamente l'Italia perchè è un Paese che non sopporta le donne veramente libere.