Per il Porto la perquisizione in sede subita martedì scorso è stata come un boomerang. Arriva giusto nei giorni in cui il direttore della comunicazione del club, Francisco J. Marques, tortura a fuoco lento i rivali del Benfica rendendo pubbliche imbarazzanti email sul rapporto fra il club encarnado e i poteri del calcio portoghese. Ma mentre viene condotto questo sforzo di dimostrare che tutta la corruzione del calcio portoghese prolifera nella capitale, ecco che giunge in casa una perquisizione nel quadro di un'inchiesta condotta in modo congiunto dalle polizie portoghese e francese. Obiettivo dell'azione è stata la ricerca di documenti relativi ai trasferimenti di calciatori. Uno, in particolare: Lucho Gonzalez, centrocampista argentino, protagonista di un viaggio d'andata e ritorno sulla rotta Porto-Marsiglia che ha generato sospetti più che legittimi. Ceduto nell'estate del 2009 dai Dragões all'Olympique per una cifra di 18 milioni più 6 di eventuali bonus, l'argentino è ritornato in Portogallo nel gennaio del 2012 a zero euro, nonostante avesse ancora un valore di mercato rilevante.

Su quel curioso andirivieni le autorità francesi vogliono vedere chiaro. Si sospetta che via siano state manovre di frode e evasione fiscale con possibile utilizzo di strutture offshore per far viaggiare il denaro. Inoltre, come riferisce un articolo del Jornal Economico, l'inchiesta riguarda i trasferimenti di altri calciatori transitati tra Porto e Ligue 1: l'attaccante Vincent Aboubakar, giunto in Portogallo dal Lorient, e il difensore Ricardo Pereira, prestato per due stagioni al Nizza prima di tornare alla base. L'indagine della polizia francese chiama in ballo molti altri trasferimenti operati dall'Olympique Marsiglia, realizzati nel periodo fra il 2009 e il 2013 che coincide con la presidenza di Jean Claude Dassier.

E dunque l'inchiesta è molto più vasta rispetto alle faccende portiste e alla figura di Lucho Gonzalez. E tuttavia è proprio sui trascorsi portoghesi del centrocampista argentino che è il caso di soffermarsi. Perché essi raccontano in modo efficacissimo come un calciatore possa essere ridotto a asset finanziario, strumento utilizzato al solo scopo di far circolare denaro a beneficio di soggetti esterni al calcio. La vicenda parte nei giorni in cui il Porto acquisice Lucho Gonzalez dal River Plate. Ciò avviene ad aprile 2005, e come il club comunica alla Comissão do Mercado de Valores Mobiliários (CMVM, la Consob portoghese) l'importo speso è di 3,6 milioni di euro per il 50% dei diritti economici. Il restante 50%, specifica il documento, è controllato da un soggetto che si chiama Global Soccer Agencies Lt.. Soltanto tre giorni prima i Dragões avevano condotto a termine un'operazione in fotocopia: avevano acquisito dal Racing Avellaneda l'attaccante Lisandro López, pagando 2,35 milioni per il 50%, e anche in questo caso l'altra metà dei diritti economici era nelle mani di Global Soccer Agencies Lt. Ma da chi è controllata questa agenzia (da qui in avanti, GSA) che detiene la metà dei diritti economici dei due argentini? Fondati sospetti si appuntano sul super-agente israeliano Pini Zahavi, uno dei grandi squali del calcio globale.

Come accade quando vengono realizzate operazioni del genere, salta su il solito difensore delle Third Party Ownership (TPO) per dirvi che a un club come il Porto convenga investire in compartecipazione con soggetti esterni, perché così ha la possibilità di portare a casa calciatori che altrimenti non potrebbe permettersi di acquisire. Argomento ripetuto in modo pappagallesco e smentito ai fatti. E i fatti si verificano fra l'estate del 2007 e l'inverno del 2008. Il 7 agosto del 2007 il Porto comunica alla CMVM di avere acquisito l'altro 50% di Lucho Gonzalez pagando 6,65 milioni a GSA. Nel documento viene specificato che, "come da accordi presi", il Porto compra la metà in possesso dell'agenzia dopo avere rifiutato un'offerta di acquisizione del giocatore da parte dell'Everton. Cosa vuol dire tutto ciò? Presto spiegato. Molti accordi stipulati fra un club e una TPO prevedono che, in presenza di un'offerta di acquisizione del calciatore da parte di un altro club, qualora una delle due parti sia d'accordo a cedere e l'altra no, la parte che rifiuta è obbligata a comprare dall'altra la quota rimanente per una cifra pari al mancato incasso. Nel caso specifico, il Porto non ha voluto cedere Lucho Gonzalez e invece GSA era favorevole alla cessione. E a partire da questo disaccordo il Porto si è ritrovato costretto a compare il 50% rimanente pagando la cifra che GSA non ha incassato dall'Everton. Il meccanismo si ripete, pari pari, a gennaio 2008. Il Porto comunica alla CMVM di avere rifiutato un'offerta dello Zenit San Pietroburgo per Lisandro López e che perciò, "come da accordi presi", compra da GSA il restante 50% in cambio di 4,429 milioni.

Le cifre appena esposte sbugiardano clamorosamente i sostenitori delle TPO e dell'argomento sull'economicità dell'investimento condiviso. Ad aprile 2005 il Porto ha pagato 3,6 milioni per la metà di Lucho Gonzalez, e dunque se l'avesse preso intero sarebbe costato 7,2 milioni. Non poteva permettersi questa spesa? Strano, perché due anni e mezzo dopo ha comprato l'altra metà a 6,65 milioni. E dunque l'intera spesa, dai 7,2 milioni possibili, lievita a 10,25 milioni. Fanno 3,05 milioni in più. E poi dice che non poteva permettersi d'acquisire il calciatore per intero. Idem nel caso di Lisandro López: pagato 2,35 milioni per la metà a aprile 2005, il che significa che intero sarebbe costato 4,7 milioni. E invece è costato 6,779 milioni, cioè 2,079 milioni in più. Tirando le somme, il Porto ha speso 5,129 milioni in più di quanti ne avrebbe sborsati se avesse comprato subito il 100% dei due calciatori. Dando così luogo a uno spettacolare paradosso: ha valorizzato due calciatori, ma anziché beneficiare di ciò ne ha pagato un prezzo salatissimo.

Nell'estate del 2009 Lucho Gonzalez viene ceduto al Marsiglia per 18 milioni più 6 eventuali in bonus. Quanta parte di quei bonus giunga a maturazione viene reso noto dal bilancio che il Porto presenta relativamente alla stagione 2011-12, quando già Lucho è tornato. A pagina 85 del documento si legge che il club ha incassato circa 2 milioni in bonus dal Marsiglia. Non il massimo preventivato, ma comunque una buona cifra supplementare rispetto a quella di cessione. E tuttavia, in un altro passaggio del documento (pagina 76) si scopre che il calciatore arrivato "a zero euro" è costato in realtà una spesa in intermediazioni da 640 mila euro. Ancora denaro che va a ingrassare gli intermediari e contrae drasticamente i margini di profitto del Porto. Vista questa lista di cifre, era inevitabile che il calciatore-subprime diventasse un caso d'indagine. Per la cronaca, adesso Lucho Gonzalez gioca in Brasile, nell'Atletico Paranaense. Altro club pesantemente coinvolto nel fantastico mondo delle TPO. Giusto per non perdere le buone abitudini.

@pippoevai