Un addetto ai lavori, allenatore di fama oggi in pensione, s’è lasciato scappare: “Pensa un po’se succedesse nel calcio: di sicuro le squadre ne risentirebbero e qualcuno non giocherebbe più.” Succedesse cosa? Quello che capita nel mondo dello spettacolo statunitense: Weinstein, George Segal, Dustin Hoffmann, Kevin Spacey. Tutti finiti, dimenticando differenze e dubbi, nel ventilatore mediatico della molestia (con l’eccezione del produttore accusato anche di abuso) sessuale. Nessuna condanna legale, ma denunce e tribunale mediatico con relative conseguenze, che travolgono tutto. 

Prendete l’ultimo caso (che sarà subito sopravanzato dall’ ennesima rivelazione), quello di Kevin Spacey. Ridley Scott, in veste di regista e coproduttore, insieme alla Sony ha deciso di tagliare tutte le scene dell’ ultimo film, tra poco sugli schermi, “Tutto il denaro del mondo”, in cui compare Kevin Spacey. Anche la troupe, i macchinisti, gli altri attori, i tecnici del suono, l’autore delle musiche ecc. sono d’accordo. Al  posto di Spacey, arriverà Christopher Plummer. Il film, che racconta il rapimento di Paul Getty jr. a Roma nel 1973, però è praticamente concluso, tant’è che da circa due settimane circolano nel mondo i trailer con Kevin Spacey, nel ruolo di Getty senior fermamente convinto a non scucire nemmeno un dollaro per il riscatto del nipote. Le immagini in cui si vede uno Spacey completamente irriconoscibile per il trucco, sono parecchie;  il film è già stato lanciato, ma ora tutto si blocca, e in buona parte andrà rigirato e rimontato. In gran fretta. Mark Whalberg, altro protagonista, ha già annunciato di avere qualche problema a ritornare sul vecchio set (per altro da predisporre nuovamente) perché attualmente impegnato. Lo stesso dicasi per Michelle Williams. Ma la forza della morale (o del moralismo) tutto travolge. Non si tratta tanto del rispetto per le presunte vittime, piuttosto del timore che il moralismo (“atteggiamento di rigida e talora ipocrita difesa dei principi della morale comune” secondo la definizione della Treccani) faccia breccia anche nel portafoglio degli spettatori.

Spacey ormai è considerato ,come del resto Weinstein, un essere abietto: cancellata la serie “House of Cards”, cancellato lui dalla sua agenzia, la CAA. Hollywood Babilonia permette tutto, fino a che non ti beccano. “Tutti lo fanno, tutti lo sanno”, nel mondo degli addetti ai lavori, ma quando qualcosa trapela, tutti, anche gli amici di sempre, si ergono a giudici, prima di qualsiasi verdetto.
 
Ridley Scott aveva dichiarato: “Il ruolo del vecchio Getty senza cuore, che dice ‘se pagassi un riscatto ora dovrei pagarne altri 14, quanti sono i miei nipoti’ è disegnato su Kevin”. Ora invece afferma che per quella parte ha sempre “pensato a Christopher Plummer.” Ipocrisia, morale del portafoglio? 

Spacey sembra, comunque, condannato a una vera e propria “Damnatio memoriae”, quella che cancellava effigi e ritratti degli imperatori decaduti, li disseppelliva e li bruciava. Succederebbe così anche nel calcio?