Se non riamo al redde rationem in casa Milan poco ci manca. Il rimpallo delle responsabilità tra allenatore e dirigenza è continuo, sottile e a suon di battutine al veleno e, insieme alle ripetute critiche rivolte alla gestione tecnica di Vincenzo Montella, a finire sul banco degli imputati è il mercato da 230 milioni di euro del ds Massimiliano Mirabelli. La critica più ricorrente, dopo che per mesi tifosi e addetti ai lavori lo avevano incensato, è che ora sia tutto sbagliato, che sia impossibile non essere riusciti con questo budget ad arrivare ad almeno un grande campione, in particolare nel reparto offensivo. Nella sua ingenua sincerità, Montella ha dichiarato che "i top player non accettano di giocare per un Milan in Champions League", finendo inevitabilmente per sminuire il valore dei suoi attuali calciatori. Passi il rendimento lontano dalle aspettative di Bonucci e Biglia o l'inconsistenza di Calhanoglu, ma basterebbe soffermarsi sui numeri e sugli elogi che hanno accompagnato l'ultima stagione di molti degli acquisti estivi del club rossonero e diventerebbe difficile pensare che per tutti quanti ci sia stata una sopravvalutazione. Possono faticare uno-due, al massimo tre calciatori nuovi, non tutti, anche perchè non è che dai "vecchi" arrivi una resa tanto migliore. Il Milan fatica ad essere squadra e dunque a valorizzare il talento dei singoli perchè non si riesce a scorgere un'identità di gioco e una veste tattica ben riconoscibili, alla luce dei continui cambiamenti operati da Montella.

RICORDATE CONTE? - L'estrema banalizzazione dell'analisi delle differenze tra i rossoneri e le altre grandi del campionato è stata ridotta ultimamente all'assenza di un grande centravanti, rispetto ai vari Higuain, Icardi, Immobile, Mertens e Dzeko. Evidentemente la memoria è corta in Italia e in pochi ricordano cosa fu capace di fare la prima Juventus scudettata di Conte; tolto un fuoriclasse affermato ma impiegato col contagocce in quanto a fine carriera come Del Piero, i bianconeri vinsero il titolo con Vucinic, Quagliarella, Matri e Borriello (da gennaio) come punte. Era una Juve che, ad eccezione di un centrocampo effettivamente fuori dalla norma con Pirlo, Marchisio e Vidal e con un certo Buffon in porta, sugli esterni "vantava" giocatori di buon livello, non fenomeni, come Lichtsteiner (o Pepe) ed Estigarribia (o De Ceglie) e una difesa a 3 (Barzagli, Bonucci e Chiellini) che avrebbe poi fatto la storia ma che all'epoca rappresentava un'incognita. 

NON E' UN PROBLEMA DI PUNTE - Come possono dunque essere André Silva e Kalinic l'unica chiave di lettura per comprendere gli stenti del Milan attuale, se a uno non viene data la possibilità a prescindere di giocare con continuità (e che ha comunque realizzato quasi 60 gol a 22 anni ancora da compiere) e il croato è una precisa richiesta dell'allenatore che ha la colpa di condividere l'analoga sorte toccata ai suoi predecessori di ricevere pochissimi palloni giocabili dai suoi compagni?