Siamo erroneamente abituati a considerare il calcio svedese degli ultimi anni come "Ibrahimovic-centrico": d'altronde, lo strapotere fisico e mediatico del 'dio' Zlatan ha conquistato non solo il paese scandinavo, che gli ha tributato i giusti onori eleggendolo come il miglior calciatore svedese di sempre davanti a mostri sacri come Nordhal e Liedholm, ma l'intero pianeta, grazie alle sue giocate e ai suoi particolari atteggiamenti fuori dal rettangolo verde. C'è però un altro figlio della Svezia, un po' oscurato dalla stella di Ibra, che aveva conquistato le più grandi platee del pallone tra il 1990 e il 2010: arriva da Helsingborg, città nota soprattutto ai tifosi dell'Inter per la famosa eliminazione ai preliminari di Champions League del 2000, è di origine capoverdiana e il suo nome è Henrik "Henke" Larsson.

LE TRECCINE, IL MONDIALE 1994 E LA LEGGENDA CELTIC - Nato nel 1971, Henrik, che assume il cognome della madre, si mette subito in mostra in patria, per due prerogative: l'acconciatura, con i capelli biondi lunghi raccolti a treccioline nei famosi dreadlocks, e la prolificità sotto rete, che lo rende subito uno dei giovani giocatori svedesi più seguiti d'Europa. Attaccante forte e nel contempo dotato di una tecnica fuori dal comune, dopo gli inizi nell'Helsingborg e il terzo posto nel Mondiale di USA '94 assieme a compagni del calibro di Thomas Ravelli, Tomas Brolin, Kenneth Andersson e Klas Ingesson, si afferma in Olanda, nel Feyenoord, anche se l'apice del successo lo raggiunge con la maglia del Celtic Glasgow, squadra con la quale disputa la bellezza di 221 partite realizzando 173 reti in sette anni. Un terribile infortunio mina profondamente la sua carriera, ma Henke non si dà per vinto e riesce a tornare ai suoi livelli: abbandonerà però la tipica acconciatura della giovinezza, per adottare i capelli rasati. 

DAL BARCELLONA AL MANCHESTER UNITED - Dopo aver vinto tutto il possibile in Scozia e la Scarpa d'Oro di miglior bomber d'Europa nel 2001, Larsson, che nel frattempo aveva continuato a fare gol anche con la maglia della Svezia, si trasferisce alla corte del Barcellona, dove ricopre con successo il ruolo di rincalzo di lusso e riesce ad alzare la Champions League del 2006. Tanti successi, con la maglia blaugrana, assieme a Ronaldinho e compagni, ma anche due grosse delusioni: la rete realizzata al Celtic in Champions League, dopo la quale lo svedese non avrà il coraggio di esultare, e un nuovo brutto infortunio al ginocchio, da cui questa volta non si riprenderà più al cento per cento. La finale di Champions di Parigi contro l'Arsenal è l'ultima partita di Henke con la maglia blaugrana: torna infatti in patria per vestire la casacca del suo vecchio club, l’Helsingborg, ma durante la pausa invernale si regala sette presenze con il Man United, campione d'Inghilterra a fine stagione. Disputa gli Europei del 2008 con la Svezia (a 37 anni) e si ritira nel 2009, con un bottino che sfiora le 500 marcature personali. 

SIR HENKE ALLENATORE, AIR JORDAN E LA RETROCESSIONE - Dopo il ritiro ha ricevuto al Camp Nou di Barcellona un premio onorario che lo insignisce del titolo di membro dell'ordine dell'impero britannico , grazie proprio alla carriera avuta con il Celtic, mentre nel 2011 è stata eretta una statua in suo onore sul lungomare di Helsingborg. Tuttavia Larsson non si è affatto allontanato dal mondo del calcio: ha infatti deciso di intraprendere la carriera di allenatore, prima nel Landskrona BolS, poi nell'Hogaborg e nel Falkenberg (club della seconda serie svedese). Nel 2013 corona il sogno di giocare accanto al figlio, Jordan, classe '97, anch'egli attaccante, chiamato così in onore di Michael, numero 23 dei  Chicago Bulls. Nel 2015 torna all'Helsingborg, nelle vesti di allenatore, acquistando il figlio Jordan, che prende il numero 17, indossato in precedenza proprio dal padre: purtroppo però l'avventura nel club di casa finisce male, dato che l'Helsingborg si piazza terzultimo in classifica e retrocede nella seconda serie svedese 24 anni dopo l'ultima volta, dopo aver perso lo spareggio con l'Halmstadt. A fine partita i tifosi attaccano i giocatori, aggredendo anche Jordan, mentre Henrik non indietreggia: “Non ho visto che avevano attaccato Jordan altrimenti sarei corso immediatamente a difenderlo. Se mi licenziano ok, ho perso, ma non scappo. Io vivo e lavoro qui in città, ora dovrò guardarmi di più le spalle e stare attento quando andrò in giro da solo per la città. Se i teppisti vogliono venire vengano pure, abbiamo molti cani a casa". Nessuna paura, come ai vecchi tempi: chiaramente Henke è costretto a dare le dimissioni, mentre Jordan si trasferisce a giocare in Olanda, nel NEC, pronto a ripercorrere le orme del padre. Dopo Ibra, il migliore di Svezia.

@AleDigio89