Lucas Chiaretti Cossenzo è una delle rivelazioni del Cittadella dei miracoli di questa stagione: il numero 10 dei veneti è stato assoluto protagonista del campionato di Serie B, da inizio stagione ad oggi, con 15 presenze, 2 reti e 5 assist, che hanno contribuito a lanciare i granata in terza posizione, a quota 28 punti, in piena zona playoff e con il sogno promozione in Serie A nemmeno troppo celato. Lucas è brasiliano, in Italia da tempo, visto che arrivò dal Brasile nel 2011 per giocare nel Taranto. Calciomercato.com lo ha intervistato in esclusiva, chiedendogli un po' di se stesso e della stagione d'oro che sta vivendo.


Salve Lucas, è un piacere conoscerla. Impossibile non partire dalla sua squadra, il miracolo Cittadella. State vivendo un sogno, qual è il vostro segreto?

"Siamo davvero contenti, perché dall'anno scorso si era creato un bel gruppo che è stato mantenuto appieno. Il segreto principale è proprio questo, il gruppo: siamo tutti ragazzi per bene, che cercano di fare il  massimo l'uno per l'altro, con l' obiettivo di portare a casa tante vittorie. Compatti, coesi, sappiamo cosa vogliamo. La stagione scorsa è stata di alto livello, la società ha mantenuto una buona base con valori aggiunti importanti: quelli che sono arrivati hanno raccolto le nostre idee e il nostro spirito, ma soprattutto i nostri meccanismi, inserendosi alla grande. In pochi si aspettavano che potevamo essere a 28 punti, ma noi eravamo consapevoli della nostra forza: è un bel momento, per noi e per la città"


Qual è ora il vostro obiettivo?

"L'obiettivo rimane la salvezza, però sogniamo la promozione. Siamo in alto, vogliamo rimanere in alto: poi quel che succede succede."
 

E' vero che lei ha origini venete?

"Verissimo, i miei trisavoli erano di Padova: diciamo che avevo il Cittadella nel destino"


Ha iniziato a giocare in Brasile, nel Cruzeiro: aveva dei compagni che poi sono venuti in Italia?

"Certo, parecchi: erano miei compagni Jonathan, ex Inter, e Nenè, ora allo Spezia. Poi c'era anche Jonathas, che giocava a Pescara, poi è andato in Spagna e ora è in Russia. Il Cruzeiro è una società importante" 


Essendo lei brasiliano, non posso non chiederle un commento sulla tragedia del Chapecoense: conosceva qualcuno?

"Non conoscevo nessuno, ma seguivo la loro splendida storia: in 7 anni hanno raggiunto un traguardo importante, dalla Serie D sono arrivati in Serie A, ora erano in finale di Copa Sudamericana. E' una tragedia immane, loro hanno stupito tutti ma il fato se li è portati via. Si tratta di un tragedia difficile da spiegare ed accettare, ti fa capire come noi non siamo nulla... Bisogna godersi al massimo il presente, perchè non si sa domani cosa succede"


Dopo tanti infortuni, finalmente ha conquistato la Serie B: sogna la Serie A, e se sì, in quale club?

"Tifo Milan sin da piccolo, sia perchè c'erano tanti brasiliani sia perchè mi piace: si parlava sempre del Milan. Vorrei giocare in Serie A, stavo per farcela ai tempi del Pescara: il sogno sarebbe arrivarci con il Cittadella. L'obiettivo è sempre quello di giocare nel massimo campionato.  Manteniamo piedi per terra, poi se Dio vuole che veniamo promossi..."


Già, Pescara: la volle Zeman, per la squadra che in quell'anno arrivava dalla Serie B, con Insigne, Immobile e Verratti. Poi cosa successe?

"Andai in panchina nel primo match del Pescara contro l'Inter, alla prima giornata, poi mi infortunai al ginocchio. Avevo un bel rapporto con Zeman, che mi voleva già a gennaio di quell'anno, ma non potevo lasciare Taranto: poi ho firmato prima delle vacanze, sfortuna che Zeman, che mi aveva voluto, è andato via. Lui è  un maestro, avrei fatto il salto qualità. Ma ora sto bene, non penso al passato. Ho margini di crescita per dimostrare il mio valore"


Lei ha giocato anche in Giappone, ad inizio carriera: cosa ricorda di quell'esperienza, e in generale, che ne pensa del calcio asiatico, ora in espansione?

"Sono andato in Giappone a 17 anni, in prestito dal Cruzeiro: potevo rimanere fino ad adesso, sono organizzati e disciplinati, ci mettono la massima intensità. E' un calcio già in evoluzione, ora con l'avvento della Cina più di tutti: è un calcio importante. Tanti giocatori si trasferiscono in Asia, sono palcoscenici importanti. Non sono paragonabili ancora all'Europa, ma spero continuino a crescere, sono un popolo che merita".


Qual'è il suo idolo, il giocatore a cui si ispira?

"Il mio modello è Messi, è il migliore del mondo. Vedo i suoi video, cerco di imparare da lui: è di un'altra categoria"


Per concludere, ci racconta dal vivo quella volta che andò alla partita in autostop...

"Una situazione allucinante, era la partita contro Latina: stavo in albergo, ma la riunione tecnica non si sarebbe fatta lì, era stata spostata allo stadio. L'appuntamento era alle 13.30, pensavo di essere in anticipo. Tutti mi salutano, poi chiedo un caffè e affermo: "Mancano 5 minuti, ma dove sono tutti quanti?" "Sono partiti da un pezzo", mi rispondono. La macchina ce l'aveva mia moglie, non potevo arrivare in ritardo così ho fatto l'autostop: mi ha caricato un tifoso, che mi ha raccontato la storia della sua vita, era ex giocatore del Cuneo. Ha anche sbagliato strada, io sono arrivato allo stadio tutto sudato. E' storia incredibile, avevo solo 7 minuti di ritardo: poi fortunatamente abbiamo vinto"

@AleDigio89