La riconoscenza, si sa, è merce rara di questi tempi, nel calcio ancora di più. I tifosi della Juventus non fanno eccezione, avendo impiegato pochissima fatica a scordare l'opera fondamentale di Antonio Conte nella costruzione della squadra che oggi detta legge in Europa sotto la guida di Massimiliano Allegri. Col senno di poi, l'unico errore dell'attuale tecnico del Chelsea fu quando pronunciò la famigerata frase secondo la quale "non è possibile mangiare con 10 euro in un ristorante da 100". Conte aveva sottovalutato la vera forza del club bianconero, la solidità della società, capace negli anni di costruire un gruppo sempre più competitivo che, con la vittoria della Champions League, chiuderebbe un cerchio.

SCUDETTO AL PRIMO COLPO - Peccato che, nel percorso che ha portato la Juve a raggiungere la seconda semifinale negli ultimi 3 anni, il contributo di Antonio Conte sia fondamentale, sotto diversi punti di vista. Raccolse una squadra a pezzi, reduce da due settimi posti consecutivi in campionato, con una tifoseria in rotta con la dirigenza e che mai avrebbe pensato, soltanto pochi anni dopo, di essere di gran lunga la prima forza del campionato italiano. Lavorando su concetti come la forza del collettivo e la dedizione al lavoro, ha vinto lo scudetto al primo colpo mettendosi dietro proprio il Milan di Allegri, ma soprattutto di Nesta, Thiago Silva, Seedorf, Gattuso e Ibrahimovic. Ma ricordare Conte soltanto per i 3 scudetti di fila conquistati a Torino non renderebbe giustizia al suo lavoro.

GARRA E TATTICA - Alla prima partecipazione in Champions, arriva fino ai quarti di finale, dove si arrende soltanto ad un fortissimo Bayern Monaco dopo aver eliminato nel suo cammino anche il Chelsea campione d'Europa in carica, pareggiando in rimonta a Stamford Bridge e travolgendo i Blues allo Stadium. L'anno dopo è quella della cocente eliminazione nella trasferta decisiva contro il Galatasaray, sotto la neve, e di quella in Europa League contro il Benfica, sprecando la grande occasione di qualificarsi alla finale, proprio a Torino. Ma è anche da delusioni così forti che la mentalità europea della Juventus è uscita rafforzata, andando a consolidarsi nel tempo. La sua grande carica agonistica, la mentalità vincente e preparazione tattica delle partite estremamente meticolosa, sono doti lasciate in eredità a una Juventus che qualche anno dopo può guardare a testa altissima le grandi d'Europa.