"Cosa resterà di questi anni Ottanta", cantava Raf al Festival di Sanremo nel 1989. Nel nostro piccolo, sul finire di questo 2017 (ottima annata per la musica, più prolifica di Icardi al centro dell'attacco nerazzurro) ci chiediamo anche noi cosa resterà (e anche cosa sarebbe meglio non restasse) di questi 12 mesi nell'Italia a sette note.

Nel calcio probabilmente, tra ciò che butteremmo via (ma anche tra ciò che deve rimanere nelle teste di qualcuno come un monito per il futuro), dovremmo inserire la Nazionale di Ventura che non si qualifica per il Mondiale. Su cosa conserveremmo ci sarebbe il quasi triplete della solita Juventus schiacciasassi, che se la giocherebbe con la bella Atalanta di Gasperini, partita da un grande campionato e ancora in corsa in Europa League dopo un girone tutt'altro che abbordabile e con il Napoli di Sarri campione d'inverno. Dato che, però, in questa rubrica si scrive soprattutto di musica, vediamo i tre momenti da conservare nitidi nei nostri ricordi e i tre che invece sarebbe meglio tralasciare (CLICCA SULLA GALLERY PER RIVIVERLI). 

COSA RESTERA’? 

3. VASCO - MODENA PARK
Piaccia oppure no, il primo luglio a Modena è andato in scena uno spettacolo rock difficilmente ripetibile. Vasco Rossi ha radunato, per festeggiare i suoi 40 anni di carriera, la bellezza di 220mila persone, un record mondiale da capogiro. Basti pensare che, prima di Modena Park, il concerto con il maggior numero di spettatori era stato quello degli a-Ah al Rock in Rio 2001 con 198mila paganti. E il rocker di Zocca non si è mica fermato ai numeri: ha sfoderato uno show carico e grintoso, con 40 brani suonati in più di tre ore. Una cerimonia collettiva che i fan del Blasco (e non solo) difficilmente dimenticheranno. 

2. EDDIE VEDDER - FIRENZE ROCK 
Può un uomo solo, con la sola forza della sua chitarra acustica e di una bottiglia di vino, ipnotizzare 50 mila persone, manco fosse il migliore degli incantatori di serpenti? Ebbene sì, e quell'uomo si chiama Eddie Vedder. Il leader dei Pearl Jam, il 24 giugno al Firenze Rock Festival ha letteralmente stregato tutti, mischiando in scaletta brani della sua band, pezzi dei suoi lavori da solista e qualche splendida cover. I magic moment della serata sono stati la commuovente esecuzione di Black, dedicata all'amico Chris Cornell (scomparso poche settimane prima, un altro eterno lascito di questo 2017 musicale), e una suggestiva Imagine, con una cometa che squarcia il cielo proprio al termine della nota finale. Un concerto che ha messo i brividi dal primo all'ultimo istante. 

1. LINKIN PARK - I DAYS 
Ha scritto un album, One More Light, che era un sentito e pazzesco testamento incompreso. E' andato in tour mondiale con la sua band, regalando forse alcuni tra gli show migliori della sua carriera. Ha portato la sua splendida voce su un altro pianeta, cercando di scacciare i demoni con la propria ugola. Il 17 giugno è passato dall'Italia, agli I-Days dove probabilmente lo show migliore è stato quello dei Radiohead, come una luminosissima stella che ha illuminato l'autodromo di Monza. Poco più di mese dopo si è suicidato perché, probabilmente, quei demoni avevano maledettamente preso il sopravvento. La luce di Chester Bennington, però, rimarrà viva a lungo anche dopo questo 2017, perché la sua voce resta più forte di quei demoni. Chi l'ha visto dal vivo a Monza potrà raccontarlo e facendolo, si emozionerà per sempre. 


COSA (NON) DOVREBBE RESTARE: 

3. LUIS FONSI - DESPACITO 
I tormentoni non hanno mai brillato per grande qualità tecnica e non saranno certo ricordati dai più a distanza di un paio d'anni, quindi anche in questo caso possiamo stare tranquilli. Despacito di Luis Fonsi, però, è in questa lista perché rappresenta tutto il peggio che ci viene propinato della musica latina in questi anni. Un pop leggero e spensierato, senza contenuti che mette addosso tristezza, fingendo di divertirti. E pensare che il Sudamerica gode di una tradizione musicale eccezionale.  Ora forse ci toccherà ascoltare pure la versione italiana: non se ne sentiva certo la mancanza. 

2. ROVAZZI & MORANDI - VOLARE 
In questo caso non ci sarebbe neanche bisogno di spiegazioni. Nel titolo leggi Volare e pensi a Nel blu dipinto di blu. C'è Gianni Morandi ed è subito storia della musica italiana. Ci aggiungi Rovazzi, schiacci play su Youtube e ti esce un massacro per le orecchie e le menti che stride più del Benevento in Serie A. L'apoteosi del trash arriva con la caduta di Morandi dal palco di Radio Italia a Palermo lo scorso giugno. Qualcuno tolga Morandi da questa deriva ridicola, non se la merita. 

3. FRANCESCO GABBANI - SANREMO 
La scimmia nuda che balla ha vinto Sanremo: chiudete tutto. Già Sanremo potrebbe essere messo ad honorem in questa lista ogni anno. Se poi a vincerlo è Occidentali's Karma, una canzonetta che diventerà il simbolo di tutto ciò che il testo tende a irridere, significa che forse l'Italia della musica non ci ha mai capito poi molto. Niente da dire su Gabbani, artista ironico dalle solide basi jazz e funky, ma il suo successo al Festival davanti a una splendida Fiorella Mannoia è qualcosa che preferirei lasciare nel 2017. 

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