In gergo medico viene chiamata Nikefobia, termine di origine greca con il quale si indica quella patologia che colpisce chi ha “paura di vincere”. Se non altro, ora, conosciamo nome e cognome della malattia di cui è affetto il Crotone e sappiamo anche che manifesta i suoi effetti più dannosi dal 75’ in poi. Non c’è altra spiegazione all’emorragia di punti causata dai finali di gara sciagurati di cui si sono resi protagonisti i pitagorici. Il problema, arrivati a questo punto, non può che essere di natura psicologica: la squadra tiene botta come può per la maggior parte della contesa, poi arriva preciso come un giallo a Rosi il black out che manda al diavolo tutto ciò che di buono si è fatto. Quello contro la Sampdoria è stato il settimo match, su quattordici, in cui si è rivisto il solito, scontato, braccino corto che sta costando ai rossoblù una posizione di classifica più gratificante. Meno male che ci stanno pensando le dirette rivali Empoli, Pescara e Palermo con il loro andamento lento a far suonare meno proibitivo il termine “salvezza”; loro, però, possono appigliarsi ad un turno di campionato che gli ha messo di fronte avversari proibitivi, il Crotone doveva vincere e basta.

Come uscire da questo “cul-de-sac”? Con un cambiamento di mentalità. Va bene difendersi e ripartire contro squadre di livello tecnico superiore al tuo ma non si può trascurare la fase offensiva, figlia unicamente della verve (finalmente ritrovata) di Palladino e dell’intuito di Falcinelli, che volente o nolente registrerà qualche battuta a vuoto. I rossoblù, al momento, non hanno ancora un’idea di gioco se non quella di fare le barricate; un pericolo, perché se il nemico trova il pertugio giusto ci si infila come è quasi sempre successo in questo torneo. Il problema è riorganizzarsi dopo aver subito il colpo, e anche in questo la banda di Nicola non eccelle: solo in un caso il vantaggio è durato per tutta la gara, l’unica vittoria contro il Chievo, tutte le altre volte i calabresi non hanno saputo proteggere una rete di vantaggio o reagire a una incassata. Numeri che purtroppo inchiodano l’allenatore ma che non fanno, o faranno, cambiare idea alla società, statene certi. Pensare che basterebbe davvero poco per risanare la situazione, poco come quello che si è fatto per abbandonare l’ultimo posto in classifica, seppur in virtù di una migliore differenza reti rispetto al Palermo. Non gridatelo troppo forte che la squadra non è più fanalino di coda, qualcuno potrebbe usarla come scusa.