Il Milan è molto malato e Cutrone gli ha passato l’aspirina. Il 3-2 sul Rijeka (l’antica città italiana di Fiume) nasconde i problemi, non la prognosi: ci vorrà quasi un mese per sapere se i rossoneri rialzeranno la testa o proseguiranno una stagione al di sotto delle aspettative, ma non delle possibilità. Accresciute, alla viglia del campionato, da un mercato faraonico che, però, ha portato tanti giocatori simili e nessuno davvero di spicco. Contro il Rijeka stava per finire malissimo, nonostante un doppio vantaggio che sembrava aver messo al sicuro la partita. Invece, tra l’84 e l’88’, a causa di due errori marchiani (di Bonucci nel primo caso e di Romagnoli sul secondo), i croati hanno pareggiato facendo gonfiare San Siro di rabbiosa ostilità. I fischi, già numerosi dalla seconda metà della ripresa, quando il Milan ha cominciato ad amministrare il vantaggio in maniera supina, erano pronti ad esplodere in tutto il loro roboante fragore, quando Cutrone, imbeccato da uno splendido assist di Borini, ha scavalcato il portiere Sluga anticipandone l’uscita alta.

Per carità di patria ci sono state risparmiate le immagini sulla posizione di partenza dell’attaccante rossonero (il fuorigioco era più che probabile) perché l’enfasi si è divorata tutto. Chi era pronto a contestare si è messo ad appluadire, chi voleva il processo si è accontentato della tregua. Potere del risultato che, in questo caso, però va raffreddato e portato alle reali dimensioni dell’avversario. Il Rijeka è una squadra di una modestia incoraggiante per ogni oppositore gli si pari davanti, mentre il Milan veniva dalla disfatta catartica di Genova, sponda Samp. Il mite Montella che, evidentemente, tanto mite non dev’essere, ha subito fatto saltare la testa del preparatore atletico Marra, lasciando capire che non andava d’accordo con lui e, ancor più clamorosamente, che la condizione fisica era deficitaria.

Le epurazioni in corso, soprattutto di uno stretto e storico collaboratore, non mi sono mai piaciute. Tantopiù se sono messaggi a qualcuno. Peggio che mai se servono per decentrare le proprie responsabilità. Montella ne ha molte e - se è riuscito a mimetizzarle alla fine contro il Rijeka - sono convinto che affioreranno nelle prossime partite, a cominciare da domenica pomeriggio con la Roma. Come minimo, il suo Milan è una squadra fragile dal punto di vista mentale, timida quando deve fare la partita, succube quando va sotto. Nonostante qualche sballata convinzione internazionalista, questa fase di Europa League non è nemmeno lontanamente paragonabile al campionato italiano. Squadre del livello del Rijeka in Italia non ne esistono. Eppure contro i croati il Milan è uscito dalla partita attraverso un palleggio suicida che ha generato i due gol avversari. E, senza l’invenzione di Borini per Cutrone, avrebbe prodotto il più disastroso dei pareggi. Certo, prima e almeno fino al gol di Musacchio all’inizio di ripresa, il MIlan aveva offerto una prestazione decente. In gol con André Silva al 14’, grazie ad un’azione prepotente sulla fascia con rientro sul destro, la squadra di Montella aveva corso solo qualche pericolo occasionale, Nulla che facesse perdere la concentrazione. Anzi, erano punture di spillo che la tenevano allertata. Il problema è stato come tirare la fine della partita dopo il raddoppio di Musacchio (angolo, testa di Cutrone, tacco quasi in volontario di Bonucci e tocco da sotto misura del difensore centrale), visto che mancava più di mezz’ora e, forse, in qualcuno, è cominciato a palesarsi il pensiero di dover affrontare la Roma.

Non so se i calciatori volessero viaggiare al risparmio, fatto sta che hanno smesso di giocare inscenando una stucchevole melina, degna di altre epoche e di altre situazioni. Mentre San Siro si stava spazientando (e fischiava, fischiava), l’ex “italiano” Acosty è andato a contrasto con Bonucci, il quale - da quasi metacampo - ha avuto la sciagurata idea di passarla in scivolata a Donnarumma. Ne è uscita una palla corta sulla quale Acosty si è involato e, quando se la è allungata davanti al portiere rossonero, ha avuto la fortuna del rimpallo favorevole. Gol carambolesco che, però, ha rianimato il Rijeka e terrorizzato il Milan. Quattro minuti e Romagnoli ha fatto fallo da rigore. Elez ha trasformato. Lo psicodramma ormai incombeva quando Borini ha inventato per Cutrone. La faccia è salva, l’anima no.

@gia_pad