Contro la Roma sarà una Juventus ancora senza Dybala, come con Bologna e Inter, o con Dybala, come ieri contro il Genoa? Vediamo come gioca la Juventus senza, col 4-3-3 , la novità di questo ultimo scorcio di stagione: più muscolare, più protetta, più dinamica, più automatizzata. In una parola, più macchinica. Tuttavia il talento del numero 10 è troppo, sarebbe un'eresia accantonarlo definitivamente. Dunque si tratta di una situazione provvisoria, punitiva (o almeno così pare...), ma delicata per tanti aspetti. L' alternativa, questo "nuovo" 4-3-3, è quasi di pari livello. Dico quasi perché in realtà la Juve di domenica, pur avendo vinto 3-0, ha mostrato dei limiti nella produzione di occasioni da gol (o almeno, finché non è entrato Dybala...). Se era efficace nella circolazione rapida del pallone fino alla trequarti, nello sviluppo manovra, poi incappava in errori di precisione o di scelta, con assistenze mal calibrate, tardive o anticipate,  spesso forzate. Il proverbiale 'ultimo passaggio'. Campione in negativo di tutto ciò è stato Douglas Costa, meritevole certo di essere una scheggia, ma non proprio perspicace nell’ultimo tocco, o quantomeno davvero poco in sintonia con Higuain. Ma su questo torneremo nel finale. Risultato: tre tiri in porta a fine primo tempo, compresi i due gol, uno dei quali su punizione con grossa responsabilità di Mirante. Nondimeno il Bologna non ha quasi mai impensierito la Juventus, che continuava a macinare gioco a ritmo incalzante, spietata e ferrea come una catena di montaggio Fiat. Ecco, questo è interessante: come la Juventus ha costruito senza Dybala, ovvero come ha sviluppato i suoi pezzi nella metà campo avversaria, sfruttando il terzetto di centrocampo. Proviamo  a vedere. 

3-3-4? - Con che modulo ha giocato, quindi, la Juve a Bologna? Col 3-3-4? Ma il 3-3-4 non è niente di più che uno sviluppo del 4-3-3 in fase di possesso, con asimmetria dei terzini. Al tridente si aggiungeva volentieri sulla sinistra Alex Sandro. 


UNO SGUARDO SULLA DINAMICA – Ma in casi come questi, più che la formula finale che fotografa staticamente una configurazione provvisoria, importa cogliere le dinamiche che la costituiscono. Interrogarsi sullo sviluppo dei 'pezzi', proprio come negli scacchi. Lo stesso fermoimmagine potrebbe raccontarci dell'importanza degli interni di centrocampo in fase di costruzione. Guardate i movimenti coordinati tra mezze ali e terzini. Matuidi e Khedira si aprono e si abbassano in diagonale, rispettivamente alle salite di Alex Sandro e De Sciglio. Dietro, rimangono i due centrali. È un 3-3-4 o un imminente 2-3-5, la famosa e veneranda Piramide rovesciata?  Dipenderà dalle volte. Certo è che qui sotto nulla vieta a Douglas Costa di stringere per far spazio all’avanzata di De Sciglio, al pari di quel che Mandzukic fa con Alex Sandro. Sarebbe troppo? Juve troppo sbilanciata per uno come Allegri?



LA PIRAMIDE RIVISITATA – Ho raccolto qualche esempio di Piramide rivisitata anche per dimostrarvi che, talvolta, Allegri sa essere spregiudicato. Stiamo parlando di uno dei primi moduli ideati nella storia del calcio (usato già alla fine dell’ ottocento, primo novecento), che ancor oggi appare a sprazzi nel calcio contemporaneo. Certo, allora il 2-3-5 doveva essere assai più statico. Nella Juventus di domenica, invece, una Juve con una gamba pazzesca e che dunque sapeva ripiegare e proiettarsi in un lampo, è capitato di intravederlo ripetutamente, in conseguenza di quegli automatismi simultanei tra terzini e mezze ali di cui si parlava. Sotto, De Sciglio è alto come Alex Sandro. Matuidi e Khedira si comportano come Kroos e Modric nel Real Madrid: impostano da un angolo di campo, lasciando a Pjanic il centro. Questo doppio sostegno laterale non è consentito in un 4-2-3-1, a meno di lasciare - ipotesi folle - sguarnita la mediana. Il cambio di modulo e l’assenza di Dybala offrono questo tipo di spinta.

VARIANTE - Il bello però è che la costituzione della base della piramide (l’attacco a cinque) può variare. Di conseguenza le posizioni occupate restano le stesse, anche se cambiano ‘i pezzi’. Il che produce cambiamenti a catena anche nella seconda linea, quella di mezzo. Se le mezze ali si alzano aperte, i terzini stringono accanto a Pjanic. Qui sotto, restano fuori inquadratura a sinistra Higuain, il centravanti, e in difesa uno dei due centrali, Barzagli.

UN VERO E PROPRIO AUTOMATISMO – Anche nel secondo tempo, la Juventus costruiva dal basso nello stesso modo. Non sempre naturalmente, ma abbastanza spesso da farci pensare che il fenomeno non sia casuale, bensì voluto. Avere due centrocampisti "al posto" dei terzini pulisce la manovra e dà copertura al tempo stesso. Inoltre vengono liberate contemporaneamente linee di passaggio centrali per gli 'incontro' delle punte che sono più difficilmente difendibili dai centrocampisti avversari. 
IN TUTTO IL SUO FULGORE – Ancora una Piramide nel secondo tempo. In tutto il suo fulgore. Esempio di quanto dicevo sopra: se in questo caso Benatia non avesse cambiato gioco, e la mezzala del Bologna fosse uscita su Khedira, si sarebbe liberata la linea di passaggio Benatia-Douglas Costa. 

ALTRA VARIANTE: L'AZIONE DEL TERZO GOL – L'azione del terzo gol nasce da uno sviluppo affine, un'altra variante della Piramide. Stavolta gli interni di centrocampo attaccano i corridoi di mezzo, tra la punta centrale e gli esterni alti molto aperti. Il movimento di Khedira apre una linea per l'incontro del Pipita, servito ottimamente da De Sciglio. Da questo giro-palla arriverà il gol di Matuidi. E non è un caso: nel 4-3-3 le mezze ali si trovano spesso ad attaccare la porta in posizione più avanzata del centravanti stesso, abbassatosi a manovrare. 

EPPURE C'È CHI SBUFFA... - Subito dopo il terzo gol, tuttavia, c'è stato un confronto tra Higuain e Allegri. Malgrado il 3-0, l’attaccante argentino non sembrava contentissimo. Pareva anzi scocciato perché poco servito, o comunque irritato da qualcosa. Che sotto sotto volesse in campo Dybala e il ritorno al 4-2-3-1? Uno con cui poter duettare nello stretto, e magari capace di metterlo in porta coi tempi giusti, a differenza di quanto era accaduto fin lì con Douglas Costa e compagni? Più prestanti, loro, certamente più solidi, ma anche più imprecisi nella sua zona di competenza, quella in cui è richiesto un tocco fine, uno sguardo astuto. Entrato Dybala, forse sarà un caso, forse no, si è acceso anche il Pipita. La prima combinazione tra i due, con quel tacco a centrocampo, è stata una dimostrazione di classe immediata, nonché la prima verticalizzazione centrale della partita. In un quarto d’ora, si è capito benissimo con chi preferisce giocare Higuain.