La squadra peggiore del mondo. Incapace di arrivare persino al di là della red stripe, dentro i playoff. Una squadra senza storia e senza futuro indipendentemente dagli sforzi e da un pubblico – nonostante tutto e chissà perché – affezionato. Perché il pubblico del Toronto FC in dodici anni di storia ne ha passate di tutti i colori, buscandole in MLS e in Canada nonostante investimenti di una certa importanza. Fino a quando...

IL PIANO - Fino a quando una sera il proprietario ombra del club, mister Larry Tanenbaum, l’uomo che possiede la maggioranza delle quote della Maple Leaf Sports and Entertainment (vale a dire i Maple Leafs di Hockey, i Raptors in NBA oltre a franchigie minori come i Toronto Marlies in AHL, i Toronto Argonauts e la gestione di almeno una dozzina tra arene, palasport e locali), decise di alzare l’asticella. Tanenbaum non ha decisamente problemi di soldi: è un competitivo. Ama vincere. Dunque convoca a cena il suo secondo, Michael Friisdahl, che era già in rampa di lancio per diventare presidente della compagnia, e Tim Bezbatchenko. Capisco che per il più raffinato e competente pubblico di cultori del calcio europeo il nome di Bezbatchenko potrebbe essere quello di uno scienziato scappato dall’Unione Sovietica, o un ballerino del Bolshoi, o un fenomeno degli scacchi o se non altro un giocatore di hockey su ghiaccio. E invece, Tim Bezbatchenko è un giocatore di calcio, un buon giocatore: ma con le ginocchia drammaticamente fragili. Gioca da professionista negli States fino a quando riesce a stare in piedi, poi mette a frutto gli studi universitari pagati grazie al calcio e diventa un manager di alto livello. "Non mi piace fare l’allenatore, sono contento se si prende lui tutti i meriti, tanto poi alla fine sia io che lui sappiamo che la squadra che ha messo in campo gliel’ho data io…" è una delle sue frasi più celebri. 

PIATTO RICCO - ​Bezbatchenko non è uomo di grandi parole: accetta l’invito di Tanenbaum e ne ascolta lo scopo… "In sinagoga mi prendono tutti per il culo - dice il miliardario, che è un fervente praticante di religione ebraica – mi dicono che se non sono capace di farli giocare a calcio tanto vale che li faccia pattinare su ghiaccio. Quanto ci vuole per avere una squadra competitiva?". "Lei quanto è disposto a spendere?", chiede Tim Bezbatchenko e Tanenbaum gli passa un foglietto con una cifra e tre condizioni: in tre anni Toronto dovrà arrivare almeno alla semifinale di conference e due volte ai playoff e alla fine del triennio la media del pubblico dovrà essere di almeno 25mila persone… la Maple Leafe ha in corso un’ulteriore espansione del campo. 

DA BRADLEY A GIOVINCO -Bezbatchenko dal canto suo ha la parola che nessuno gli romperà le scatole, la famosa carta bianca: il presidente del club diventa Bill Manning, un fedelissimo di Tanenbaum. Per prima cosa il direttore generale del club va a fare visita a tutte le università dell’Ontario e attua una fortissima campagna di fidelizzazione di giocatori, uomini e donne. Non c’è una scuola in tutto l’Ontario dove non ci sia un manifesto che promuove studi universitari gratuiti se si entra nel programma di soccer. Toronto non ha homegrown player, i cosiddetti giocatori fatti in casa, e ne ha un disperato bisogno. Per seconda cosa assume Greg Vanney, un ottimo allenatore che aveva - anche lui - un disperato bisogno di rilancio e un grande desiderio di rivalsa. Dopo aver allenato i Galaxy nel 2008 era quasi sparito. Vanney arriva in corsa sostituendo Ryan Nelsen nel 2014, durante un campionato fallimentare, e riesce a salvare la faccia. E qui arriva il grande cambiamento. Vanney, che ha un ottimo rapporto con Michael Bradley, chiama lo storico giocatore americano: "Ti va di rendere grande questa squadra? Punto su di te, su un paio di giocatori importanti e su tre o quattro centrocampisti veloci, bravi nell’uno contro uno". Bradley accetta e suggerisce il nome di Jozy Altidore, un altro che ha un disperato bisogno di riscatto. Jozy, un bisonte che non ha paura di niente, non vuole più giocare a calcio: i giornali inglesi lo avevano massacrato. Due stagioni, una con il Sunderland e l’altra con l’Hull: 70 partite e due gol. Era alla numero uno della classifica dei 100 peggiori attaccanti d'Inghilterra. Altidore prende tempo, sta davvero male, è in piena depressione: va a Toronto, si allena per due mesi, dimagrisce di quasi dieci chili. Gioca un'amichevole e segna sei gol; poi ne gioca un’altra e ne segna quattro. La terza amichevole è un po' più difficile sulla carta: finisce 12-2 e Jozy segna dieci gol, forse perché otto assist glieli fornisce Giovinco che nel frattempo aveva firmato il suo contratto da giocatore fuoriquota.

MISSIONE COMPIUTA - C'è un'immagine alla fine di quella partita meravigliosa: Giovinco che mette la mano sulla spalla di Altidore e il gigantesco attaccante che sorride in modo infinito. I due diventano amici e cominciano a giocare l’uno per l’altro con un centrocampo alle loro spalle estremamente dinamico e dai movimenti quasi frenetici. Nel 2015 Toronto vince il campionato canadese e va ai playoff di MLS per la prima volta nella sua storia, nel 2016 rivince il campionato canadese, conquista la Eastern Conference ma perde il titolo in finale. La leggenda dello spogliatoio racconta che nel silenzio della sconfitta, dopo un rigore sbagliato, si sentissero solo i singhiozzi di Altidore, Osorio e Morrow. L'unico a parlare fu Bradley: "Il lavoro non è ancora finito. Io scommetto su tutti voi, di qui non se ne va nessuno". È una promessa che il gruppo sigla all’unisono. Il resto è storia recente: Canadian Championship, Supporters Shield con il record di punti in campionato ed MLS Cup, a Toronto lo hanno ribattezzato il Treble. Per quanto riguarda il mandato del silenzioso Tim Bezbatchenko, Toronto ha centrato tutti gli obiettivi: in rosa ci sono sei homegrown player, il club ha una media spettatori che sfiora i 28mila presenti, ha vinto e ha addirittura speso meno di quello che Tanenbaum gli aveva messo a disposizione, 35 milioni di dollari. Peanuts per lo sport americano. Anche perché Toronto tra incassi, tv, diritti, premi a vincere a merchandising ne ha guadagnati quasi 50. Con uno stadio da 30mila persone.