"Non è più un ragazzino". Non poteva utilizzate frase più efficace l'allenatore della Roma Eusebio Di Francesco per commentare l'incredibile espulsione subita da Daniele De Rossi durante il match col Genoa. Un gesto plateale e reso ancora più incomprensibile perchè fatto nonostante il capitano giallorosso fosse perfettamente a conoscenza della presenza del VAR, di uno strumento tecnologico che ti priva della possibilità di pensare di farla franca. Un episodio che ha determinato in negativo la partita della sua squadra e che macchia per l'ennesima volta una carriera in cui troppe volte dei momenti di follia hanno fatto passare in secondo piano il De Rossi calciatore.

LE FOLLIE AZZURRE - Evidentemente l'addio al calcio di Francesco Totti al termine della passata stagione non ha sortito l'effetto sperato di responsabilizzare ulteriormente un giocatore che a 34 anni non può commettere gli stessi errori di quando ne aveva 20. Significa non essere cresciuto, significa non saper gestire emotivamente le partite, significa in sintesi non poter pensare di indossare la fascia da capitano con la pretesa di essere un faro, un esempio positivo, per il resto della squadra. Chiedere scusa a fine partita davanti ai microfoni serve a poco se dimostri a scadenza regolare (è il 15° rosso in carriera) di non aver mai imparato la lezione. Sono passati 11 anni dalla prima follia di De Rossi, la gomitata in pieno volto rifilata allo statunitense McBride con la maglia dell'Italia al Mondiale 2006; ne conseguì una squalifica di 4 giornate, che non gli impedì di tornare in finale e portarsi a casa la Coppa del Mondo grazie anche a un suo rigore. Nove anni dopo, sempre con la maglia della Nazionale, De Rossi ci ricasca commettendo un fallo di reazione sul bulgaro Mitsanski in una partita di qualificazione all'ultimo Europeo e anche in quel caso l'espulsione fu inevitabile.

 
QUANTI PRECEDENTI - Ma il De Rossi furioso purtroppo non si è risparmiato questi raptus nemmeno con la maglia della Roma. Prima dello schiaffo in piena area di rigore a Lapadula, potremmo citare l'inutile intervento da rosso diretto su Maxi Pereira del Porto nel ritorno dei play-off di Champions League della passata stagione, effettuato in una zona del campo inoffensiva e che compromise definitivamente le chance di qualificazione della formazione all'epoca allenata da Spalletti. Sempre in ambito internazionale, nel 2012, fu una gomitata a palla lontana a Srna dello Shakhtar Donetsk a porlo sotto la luce dei riflettori, oltre a comportare uno stop di 3 turni la prova tv; tornando invece al suo "score" nel campionato italiano, sono almento tre le follie che più facilmente tornano alla mente, dal cazzotto a Mauri in un derby del 2012, passando per l'entrataccia su Chiellini in un Juve-Roma del 2014 a cui seguì un pugno a Icardi pochi mesi più tardi (prova tv).