Centravanti in cerca d’autore. E di gol. E dell’identità perduta. Mattia Destro qualche anno fa era considerato da molti il centravanti azzurro del futuro, ma il futuro non è mai arrivato. Tutti pronti a scommettere. Scommessa persa. E’ alla terza stagione a Bologna. Quest’anno ha segnato 6 gol, l’anno scorso furono 11, il primo anno in rossoblù 8. La sua avventura a Bologna - nonostante altri due anni di contratto - è arrivata ai titoli di coda. Il rapporto con Donadoni - che lo tiene sempre più spesso in panchina - è logoro. A ventisette anni appena compiuti ha un bell’avvenire dietro alle spalle. L’occasione in una squadra di prima fascia - la Roma - l’ha avuta. Non l’ha sfruttata, sta cercando il suo posto in serie A.

A pochi chilometri di distanza - a Ferrara - si registra il fallimento di quello che è stato l’investimento più oneroso della Spal: che fine ha fatto Marco Borriello? Ultima apparizione il 23 dicembre: 4 minuti in campo contro il Torino. E’ fuori da tre mesi: problema muscolare. Non ha legato con la città, difficile l’inserimento nel gruppo spallino. Ha uno stipendio di un milione di euro, un solo gol all’attivo. Dopo l’ottima stagione di Cagliari avrebbe dovuto essere il valore aggiunto, ma non ha mai inciso. La verità è che i centravanti o portano gol o portano delusioni. Una via di mezzo spesso non esiste.

Prendete Defrel. La Roma lo sta ancora aspettando. tredici apparizioni, un solo gol al Benevento, l’infortunio al ginocchio, ora il problema ai muscoli. Nessuna traccia significativa. E dire che nessuno lo conosce meglio di Di Francesco, che già lo ha avuto al Sassuolo. Ryder Matos a gennaio ha cambiato squadra - dall’Udinese al Verona - ma non ha cambiato lo score. Zero gol prima, zero gol ora. Parliamo di un attaccante, che di quello dovrebbe vivere. Eppure Matos da due anni non la butta dentro. Misteri della fede.

Maxi Lopez ha segnato quest’anno due gol, in un colpo solo, in Udinese-Sampdoria 4-0, era settembre e di mesi ne sono passati sei. Questa è anche la peggior stagione di Domenico Berardi, due soli gol per lui (ma uno solo su azione), scintille invisibili tra infortuni e squalifiche per un salto di qualità che non è mai arrivato. Era una promessa del calcio italiano, oggi chi è in grado di dare un peso al valore di Berardi? segna col contagocce Eder (3 gol, l’anno scorso ne fece 8), così come Petagna (3 gol pure per lui), anche se quest’ultimo si sbatte come pochi. Gasperini è pronto a scommetterci: «Se si sblocca non si ferma più…». Ma non si è ancora sbloccato, questo è il punto.

Il più iellato di tutti è sicuramente Milik. E’ tornato a giocare - spezzoni - solo da inizio marzo, colpa della rottura del legamento del ginocchio che l’ha costretto ad uno stop forzato di cinque mesi. Era partito molto bene, segnando al debutto in campionato, contro il Verona. Ha questo finale di stagione per dimostrare che l’investimento fatto su di lui non era sbagliato. Si sa, gli uomini-gol si sbloccano da un giorno all’altro, come è capitato ad Andrè Silva. Nell’attesa di inquadrare la porta, cercano se stessi da qualche parte e un gol per rinascere.