L'ex attaccante bianconero Diego Ribas da Cunha, attualmente al Flamengo, ha raccontato a ExtraTime le esperienze passate in Europa: "Ovunque ho imparato qualcosa. Il cambio più drastico è stato in Germania nel 2006. Inverno rigido, lingua difficile, ma lì ho imparato di più come uomo e giocatore in 6 anni fra Werder Brema e Wolfsburg. Quando arrivai in Portogallo non capivo cosa significasse giocare in Europa, ma era la mia lingua e il Porto aveva una struttura molto buona. Vinsi l'Intercontinentale lì."

E l'Italia? "E' un popolo appassionato di calcio, ero in un club gigantesco come la Juventus, un calore umano simile a quello del Brasile. E' un calcio un po' più difensivo, ma tatticamente finisci per imparare molto. Fu un sogno, avevo proposte da Real Madrid e Bayern ma preferii la Juve. Però è una società in cui si deve vincere, e questo non accadde. Fecero una rivoluzione, all'epoca, cambiarono la filosofia cercando un calcio più attraente. L'inizio fu meraviglioso, 4 vittorie di fila, la doppietta alla Roma. Ma poi i risultati non arrivarono, forse perché la squadra non si identificò con quel sistema. La stagione seguente presero Delneri, che riportò il 4-4-2 come sistema di gioco, e già al Porto nel 2004 seppi che non era stato favorevole al mio arrivo. Arrivò anche una nuova dirigenza con Marotta: lui e l'allenatore dicevano di volermi tenere ma il mio agente mi mostrò una procura in cui la Juve lo autorizzava a trattarmi con altre società. Oggi, con la maturità, non me ne sarei andato subito, sarei rimasto ancora un anno. Non ho avuto pazienza..."

Sul rapporto con Del Piero: "Delneri disse che non potevamo giocare insieme. Ma Del Piero è una persona sensazionale, con cui avevo ottimi rapporti dentro e fuori dal campo. Come con Grosso, Cannavaro, Chiellini.

Una mezza idea di tornare in Serie A? "Dei club italiani mi hanno cercato prima del Flamengo, ma non erano tra i 5 o 6 top. Sono stati onesti: mi hanno detto di non poter competere con gli altri". 

Recente anche l'esperienza in Spagna. "All'Atletico Madrid è stato sensazionale: campi eccellenti, squadre che vogliono sempre giocare, uno stile molto gradito dai giocatori tecnici. Una finale di Champions raggiunta e una Europa League vinta". 

E sui migliori allenatori e sugli avversari più tosti, dice: "Simeone è nella top 3 dei tecnici, ha portato l'Atletico tra le big d'Europa grazie all'intensità del lavoro. Schaaf del Werder faceva funzionare la squadra in modo eccellente, ma anche Luxemburgo al Santos. In Nazionale dico Parreira con cui ho vinto una Copa America nel 2004 e Zé Ricardo ora al Flamengo, intelligente e umile senza perdere autorità. Degli avversari cito Makelele, che incontrai in Champions quando era al Chelsea, durissimo saltarlo".

Chiusura sull'ex milanista Robinho: "Siamo sempre amici, fratelli. Quando ero al Werder potevo andare al Real Madrid, dove giocava lui, ma non si arrivò all'accordo".