Quando, da bambino, mi scappava di fare il saputello ci pensava mia nonna Caterina a rimettermi nella riga della modestia. “Vuoi insegnare ai gatti ad arrampicare, ma non va bene” diceva, in dialetto piemontese, e il significato era chiaro. Insomma, a ciascuno il suo mestiere per le competenze specifiche. Io non sono un allenatore di pallone, ma un osservatore e soprattutto da sempre un grande appassionato anche se oggi, fatalmente un po’ meno, per ovvie ragioni. E’ vero che in Italia siamo “tutti mister” da caffè dello sport, ma poi oltre alle chiacchiere non è possibile andare. Decidono, fanno e disfano i tecnici veri e cioè i professionisti della panchina ricevendo in cambio prebende di grande e forse eccessivo riguardo.

Massimiliano Allegri,
con buona applicazione nello studio e con sacrificio, si è guadagnato un posto di tutto rispetto nel club di questi fortunati lavoratori. La sua onestà intellettuale, applicata alla  professione, è fuori discussione. Ciò non toglie che, anche soltanto per una questione anagrafica e quindi avendo “visto calcio” più di lui, non mi senta in diritto di muovergli un appunto riferito ad una certa miopia che rischia di danneggiare la Juventus.

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