Giù la maschera. Yann Karamoh si è svelato e, alla prima da titolare in Serie A, ha già incantato San Siro con le sue sinfonie fatte di velocità, estro, imprevedibilità e rapidità di gambe. Il beat c’è tutto, insomma, ora al giovane talento francese non resta che far sentire sempre più spesso il suo efficace flow ai tifosi nerazzurri, come avvenuto contro il Bologna. Per ora i tifosi dell’Inter sembrano apprezzare i freestyle del giovane Yann, ispirati dalle hit del famoso rapper di Atlanta, Future. Al suo singolo (e relativo video) Mask Off , brano per il quale impazziscono Karamoh e il più giovane fratello, è infatti dedicata l’esultanza “mano sul volto” del numero 17 nerazzurro. Un singolo, uscito nell’aprile 2017, nel quale Future racconta su base trap la sua personale storia “rags-to-riches”, dalla povertà delle sue origini agli sfarzi della ricchezza. Un’ascesa che vorrebbe ripetere anche Yann, arrivato in Francia dalla Costa d’Avorio con la propria famiglia quando aveva solo due anni, che ora a Milano insegue i propri sogni calcistici. Ci proverà a suon di esultanze. La “maschera di Karamoh” richiama altre esultanze ispirate alla musica, viste sui campi da calcio nel corso degli anni. 

Rimanendo in tema rapper e sempre parlando di calciatori francesi, c’è Antoine Griezmann, che mimando il gesto del telefono imita Drake nel video della hit Hotline Bling. Oltre all’attaccante dell’Atletico Madrid, un altro nazionale francese, si è più volte lasciato andare in un ballo ispirato alla scena rap di Atlanta: si tratta di Pogba con la Dab Dance, proposta per la prima volta quando il centrocampista giocava nella Juventus e ormai diventata un tormentone anche fin troppo diffuso. Altro tormentone, di tutt’altra derivazione, è la Papu Dance lanciata da Gomez insieme agli Autogol, della quale a X-Factor quest’anno abbiamo anche conosciuto il cantante, Ricki Jo, durante i provini. 

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Come dimenticare poi il Moonwalk, celebre passo del grande Michael Jackson, proposto da Prince Boateng quando giocava nel Milan ai tempi dello scudetto del 2011 e l’Ai Se Eu Te Pego di Michel Telò danzato da Neymar ai tempi del Santos (Telò e Neymar hanno addirittura duettato sul palco) ma proposto anche in altre occasioni da Cristiano Ronaldo e Marcelo al Real Madrid. Tra i brani più ascoltati dell’ultimo decennio c’è stato sicuramente il Gangam Style di Psy, con il quale si lasciava andare dopo i gol l’attaccante ungherese dell’Hoffeneim Adam Szalai.
Tornando un po’ più indietro negli anni riaffiorano alla mente anche l’Aserejé di Bernardo Corradi e Claudio Lopez ai tempi della Lazio e soprattutto la Macarena del "Toro di Sora" Pasquale Luiso e del Piacenza rivelazione del 1996.

Ci sono poi quelli che prendevano in mano strumenti musicali immaginari, come Gilardino con il suo violino e Batistuta che al Franchi contro la Juventus nella stagione 98-99 ha sostituito la celebre mitraglia con una chitarra, un vero e proprio rock and gol a Firenze, vent’anni prima del tentativo di imitazione di Bernardeschi (come da recente post Instagram con tanto di hashtag #rockngol, il nome della nostra rubrica). Sempre agli anni ’90 risale la danza più storica, probabilmente la prima a diventare così celebre su un campo da calcio: si tratta della Makossa di Roger Milla, diventata “mondiale” grazie ai gol dell’attaccante del Camerun a Italia ’90. Ce n’è per tutti i gusti e per ogni possibile genere, insomma: le esultanze spesso rimangono nella memoria più dei gol, perché sono una libera e artistica espressione fisica della gioia sportiva. 

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