Il sistema-calcio italiano sta cercando l’uscita da tunnel. Uomini nuovi si sono insediati nelle postazioni di comando. Scoriamo chi sono, cominciando dal commissario straordinario ella FIGC , Roberto Fabbricini.

Dirigente abituato a navigare tra le correnti del Coni, il romano Roberto Fabbricini a 72 anni sta per giocarsi la sfida più importante della sua carriera. E’ lui l’uomo scelto dal presidente del Coni Giovanni Malagò per traghettare oltre la crisi la Federcalcio. Il «Commissario Straordinario» Fabbricini, di Malagò, è prezioso sodale, fedele braccio destro e amico da lungo tempo. 

Lavora nel Coni dal 1972, ma è nel 2013 che diventa segretario generale. Lo nomina Malagò, fresco vincitore al fotofinish della corsa alla presidenza, con Raffaele Pagnozzi battuto all’ultimo giro di pista, sponsorizzato dal presidente uscente Gianni Petrucci e per vent’anni segretario del Coni. A unire i puntini nei destini della coppia Malagò-Fabbricini c’è il circolo Aniene, vero centro di potere romano: il presidente è stato a lungo Malagò, ruolo che oggi è passato a Massimo Fabbricini, fratello di Roberto. Questione di famiglia, insomma. 

​Fabbricini, sposato con Vilma, un figlio, da giovane è stato atleta, primatista e campione italiano juniores nella 4x100. Il suo curriculum dice: primi ruoli da dirigenti al Cus (Centro Sportivo Universitario), dirigente del Coni per un decennio (1984-1994), capo missione in cinque Olimpiadi, quindici le edizioni dei Giochi Olimpici (otto estive, sette invernali). Dal 2009 al 2012 è stato direttore esecutivo svolto all'interno della Federazione Internazionale di Baseball, sempre in quegli anni capo dell’organizzazione delle Universiadi del 2009 a Pescara. Ora ha la nomina per le Universiadi di Napoli 2019. 

Sa muoversi a livello internazionale, per almeno due decenni ha tessuto rapporti con le altre federazioni europee: è stato componente della Commissione Tecnica Giochi del Mediterraneo e della Commissione «Giochi Olimpici» dei Comitati Olimpici Europei (COE). Retroscena: c’è stato un momento in cui Fabbricini è stato vicino alla carica di commissario straordinario della Federcalcio. Il suo nome era già circolato nel 2014, dopo il fallimento degli azzurri al Mondiale in Brasile, con successive dimissioni del presidente Figc di allora, Giancarlo Abete. Non se ne fece niente, la seconda chance è arrivata comunque. 

Fino a giugno (e poi chissà) Fabbricini ha il compito di rifondare il sistema-calcio italiano, riportando equilibrio e dando garanzie ad una Figc in balia di troppi veleni e interessi di parte. Nella sua prima conferenza stampa ha detto: «Non sono un carneade, chi pensa questo forse è entrato da poco nel mondo dello sport. Abbiamo un buffet apparecchiato e pieno di cose da fare, dobbiamo riuscirci con rapidità». Affiancato dall’avvocato Angelo Clarizia e da Billy Costacurta, ha individuato proprio in quest’ultimo l’uomo responsabile di scegliere la «guida tecnica» per il nuovo corso di una nazionale che non è stata in grandi di qualificarsi a Russia 2018.