A 24 anni ha collezionato già i sospiri di chi ha lottato per una vita con il destino. La storia di Kerlon de Souza sfiora il drammatico. Mille cicatrici. Cento domande. Una soluzione: continuare. Non abbandonare. Perché altrimenti sarebbe davvero finita. Kerlon è conosciuto da tutti come 'Foquinha'. Passato al Chievo. Timidamente. Perché anche a Verona il piccolo talento brasiliano non ha avuto modo di mettersi in mostra. Ginocchia di frolla. Condizione mai al top. Solo un paio di apparizioni. La prima contro la Lazio quando il Bentegodi era ridotto ad una piscina. Kerlon si era inventato quel numero bello ed irriverente da ragazzino: portava la palla in testa e tenendola in equilibrio fuggiva via agli avversari. Non tutti gradivano però. E spesso rudi difensori avversari cercavano di colpire duro. A Verona Kerlon non regalò mai il suo numero preferito. Oddio, giocò talmente poco che non fu possibile vederlo all'opera. Poi se ne andò. E s'infortunò ancora. Dolori senza fine. Quadro clinico come un campo minato. Già prima di arrivare a Verona era stato operato per la ricostruzione dei legamenti crociati. Viste da vicino, le sue ginocchia sembrava volessero parlare della loro sofferenza, del peso amaro di una vita segnata da stop improvvisi. Partito dal Chievo, Kerlon torna all'Inter che lo girerà all'Ajax, ma anche qui s'infortuna in maniera grave. E si ferma per altri sei mesi. Torna in nerazzurro per essere rispedito altrove. Ma fa in tempo ad infortunarsi ancora. E finisce sotto i ferri. Dicono non abbia più lacrime per piangere. Il 26 gennaio 2011 torna in Brasile per giocare in serie B nel Paranà. Ma dopo cinque mesi rescinde il contratto. Kerlon passa nel Nacional club del Minas Gerais. Ma anche qui la storia non dura troppo a lungo. La 'Foca' non ha perso il sorriso e a costo di girare il mondo, deve ritrovarlo. Anche in capo al mondo. Da agosto Foquinha ha scelto di vestire la maglia del Fujieda MYFC. E ora si prepara a sfidare un'altra volta il destino.