La sorprendente grandezza di questo nuovo Papa Francesco (per ora) sta nelle cose piccole.

Per esempio quella di dire "Fratelli e sorelle, buonasera" invece di scomodare i millenni, le Scritture e gli universi per presentarsi al mondo. Indossare una croce di ferro anziché d'oro. Lavare i piedi a un detenuto. Oppure ancora occuparsi della guardia svizzera che ogni notte fino all'alba presidia la porta del suo appartamento in Casa Santa Marta.

Qualche mattina fa, uscendo in corridoio, il Papa si è trovato davanti alla porta questo ragazzo in piedi, con l'alabarda, sull'attenti.

Gli ha chiesto: "E tu cosa ci fa qui? Sei stato sveglio tutta la notte?". 

"Sì", ha risposto la guardia con deferenza. 
"In piedi?". 
"Mi sono dato il cambio con il collega". 
"E non sei stanco?" 
"E' il mio dovere Santità, per la Sua sicurezza".

Papa Francesco lo ha guardato con un certa dolcezza. E' rientrato in casa e dopo un minuto è tornato fuori con una sedia in mano: "Almeno siediti e riposati". 

La guardia ha sbarrato gli occhi: "Mi perdoni, ma non posso! Il regolamento non ce lo consente". 
"Il regolamento?". 
"Il mio capitano, Santità". 
"Ah, davvero? Bè, il Papa sono io e ti chiedo di sederti".

 

Così tra il regolamento e il Papa la guardia svizzera (con tanto di alabarda) ha scelto la sedia. E poi anche di addentare il panino con la marmellata che il Papa, personalmente, gli ha portato, esibendo quel suo sorriso d'Argentina. Augurandogli - senza scomodare i millenni, le Scritture, gli universi - "Buon appetito fratello".