Gentile Procuratore,
siamo due genitori preoccupati per l'integrità fisica e soprattutto psicologica di nostro figlio.
I fatti: nostro figlio ha 16 anni e gioca in una squadra professionistica ed è vittima di bullismo da parte dei compagni. Gli fanno brutti scherzi, lo costringono ad allacciare le scarpe agli altri, gli riempiono i calzini e le scarpe di bagnoschiuma, gli dicono in continuazione che è scarso, che deve darsi all'ippica, non lo invitano appositamente alle cene della squadra e, cosa peggiore di tutte, sono arrivati a mettergli la testa nella tazza del water. In campo non gli passano mai il pallone, ma questo non è un problema; la cosa fastidiosa, anche durante le partite, è che gli dicono cose cattive nell'orecchio, denigrandolo calcisticamente. A questo punto il problema è che nostro figlio piange spesso, non vuole più andare a giocare calcio, è costretto a tornare a casa sudato per non stare negli spogliatoi e questa sua condizione psicologica sta ripercuotendosi negativamente anche sull'andamento scolastico al liceo. Due genitori preoccupati che non sanno più cosa fare.


Gentili genitori,
l'unico consiglio che mi sento di dare
- pur non ritenendomi all'altezza di dare risposte su questioni così delicate - è di non stare zitti. Avete utilizzato questa rubrica per lanciare un grido di allarme, ma non basta. Occorre denunciare ciò che vostro figlio sta subendo, innanzitutto, ai dirigenti della società e, qualora non venissero presi provvedimenti contro questi bulli, non resterà che rivolgersi alle forze dell'ordine. Ricordo, a proposito di lotta al bullismo, una bellissima campagna di sensibilizzazione organizzata a Roma e conclusasi il 7 febbraio 2017 (Giornata nazionale contro il bullismo) che ebbe, tra i suoi illustri testimoni, Francesco Totti. L'iniziativa chiamata con l'eloquente hashtag "nonstiamozitti" era stata organizzata dall'associazione Telefono Azzurro con la chiara intenzione di suggerire a tutte le giovani vittime di bullismo di parlare, denunciare e confidarsi alle linee dell'associazione. 
Potrebbe essere questa un'altra soluzione per non stare zitti e far sì che qualcuno intervenga.
Concludo con un'amara considerazione: di bullismo nel calcio giovanile, a mio avviso, se ne parla troppo poco, pur essendo un fenomeno sempre più dilagante (con l'insidia dell'altrettanto temibile cyberbullismo!). Parola di procuratore che tende l'orecchio ai problemi dei ragazzi dentro e fuori dal campo. Voci spesso troppo poco ascoltate da tutti noi adulti!

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