Il quadro emerso ieri nel corso del convegno Sport e Mafia sui rapporti di forza che regnano all'interno del tifo organizzato del Genoa è molto più che allarmante.

I relatori dell'incontro, Francesco Cozzi, capo della procura di Genova, e Marco Di Lello, segretario della Commissione Parlamentare Antimafia, hanno parlato espressamente di "infiltrazioni malavitose e comportamenti mafiosi" nel cuore della tifoseria più calda del Grifone.

Lo stesso Cozzi ha poi aggiunto che nel corso di recenti indagini sarebbe emerso un inquietante tentativo di protesta nei confronti di Enrico Preziosi. Un gruppo di sostenitori rossoblu avrebbe infatti contattato il cittadino albanese che nell'ottobre 2015 pilotò un drone con la bandiera dell'Albania sopra lo stadio in cui ci svolgeva la gara tra la Serbia e la nazionale di Tirana per fargli replicare "l'impresa" anche nella sfida tra Genoa ed Atalanta dello scorso 2 aprile, prendendo di mira il presidente genoano con uno striscione polemico.

A sventare il tentativo il fermo del pilota albanese, rintracciato dalle forze dell'ordine nei giorni precedenti la gara con i bergamaschi mentre si esercitava con un drone sul Monte Fasce, alle spalle del capoluogo ligure.

Un episodio confermato ma minimizzato anche da uno dei capi della Gradinata Nord: "E' vero - ha detto in forma anonima al Secolo XIX - avevamo organizzato qualcosa ma non c'era nulla di pericoloso. Doveva essere soltanto un gesto dimostrativo per rendere ancora più efficace la protesta contro il presidente Enrico Preziosi che aveva annunciato la sua presenza allo stadio nella partita contro l'Atalanta".

Una contestazione spettacolare ma pacifica, dunque. Almeno stando a quello che dice l'ultrà: "Avremmo voluto che il drone volasse all'interno del Ferraris durante la partita e sventolasse una bandiera con la scritta "Preziosi Vattene". L'avevamo studiata bene e doveva essere una protesta pacifica ma significativa. Peccato non essere riusciti a portarla a termine".